Il punto di riferimento per le previsioni meteo

Sicilia: tra storia ed eclissi solari totali, dal V al IV sec a. C. [1°10°]

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[Fonte: neoslogos.org]
Tempio greco di Agrigento

di Luca Rao, teosat@libero.it                                     
                                                                                10° puntata

309 a. C. SICILIA (ECCETTO SUD-EST) PANTELLERIA, EGADI, EOLIE

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[Fonte: wikipedia.org]
Il tempio greco di Segesta, detto "Tempio Grande" di fine V secolo a. C.

STORIA

19a) Passò un secolo e mezzo, 153 anni, prima che il Sole tornasse ad oscurarsi, siamo all\’ES del 15 agosto 309 a. C.
Avevamo lasciato l\’isola nel mezzo dell\’alleanza vittoriosa tra Sicelioti e altri popoli; Siracusa si era liberata dalla tirannia anche grazie ai Siculi e il loro condottiero Ducezio eletto re nel 460 a. C. e che aveva dimostrato grandi doti di generale quando nella coalizione sicula-siracusana del 466-61 mise sotto assedio Aitna (governata dal tiranno Diomene) una città alle pendici dell\’Etna, episodio che lo portò al potere sovrano del suo popolo, in questo periodo Katane vide il ritorno dei Calcidesi che le ridarono il nome precedentemente sostituito con Aitna. In effetti i Greci  da tempo commerciavano con i Siculi e gli altri popoli autoctoni e nei loro territori esportavano beni agricoli in cambio di prodotti lavorati come ornamenti e armi che gli indigeni cercavano di riprodurre favorendo in questo modo una vera evoluzione del loro sistema economico. Del resto per facilitare il commercio con questi popoli i Sicelioti avevano ideato una moneta chiamata “litra” d\’argento che rispondeva a quella di bronzo usata nello scambio tra Siculi-Sicali-Elimi-Fenici e così
a partire dalla prima metà del V secolo a. C. molte città indigene coniavano la litra d\’argento. Del resto parlando di monetazione oltre Siracusa erano circa 50 le città che avevano una zecca e al di là dei centri sicelioti c\’erano anche quelli punici, siculi, elimi e altre luoghi non greci ma ellenizzati, tutti coniavano monete
in oro, bronzo e argento quest\’ultimo era quasi solo l\’unico metallo usato nel denaro greco e solo in poche occasioni l\’oro mentre il bronzo, come nel caso della litra, a partire dal V secolo mentre a partire dalla prima metà del V secolo a. C. molte città indigene coniavano la litra d\’argento. A proposito dei Fenici di cui abbiamo accennato sopra con l\’arrivo e l\’avanzata dei Greci le colonie-emporio fenice della zone orientali furono progressivamente abbandonati limitando la presenza di questo popolo nelle zone Ovest. L\’influenza greca aveva reso più evoluti e quindi più forti i Sicelioti che finiro però per diventare un grosso problema per i Greci stessi. Intanto la repubblica nata a Siracusa era simile a quella ateniese con un\’assemblea del popolo che prendeva le decisioni più importanti, dalla politica estera alla scelta dei magistrati ma a differenza di Atene qui i membri dell\’organo deliberativo non erano sorteggiati ma elettivi; fu il periodo del "petalismo" procedura d\’ispirazione ateniese, durata solo tra il 454 e il 453 o 452, che prevedeva l\’esilio per cinque anni di persone che venivano considerate pericolose per la città e la sua democrazia e che di fatto provocò molte tensioni anche perché spesso era applicato ingiustamente forzando molte personalità ricche e potenti di Siracusa ad allontanarsi dalla politica e favorendo gente losca tanto che per Diodoro era una pratica usata per indebolire la classe degli oligarchi. I numerosi conflitti come quella siculo-greca o di Aitna in cui i Siculi si trovarono a fianco di questa o quella città o coalizione greca dimostrando di essere determinanti per le vittorie spinse Ducezio a farsi promotore di un moto nazionalistico con una vera coalizione o lega sicula che partendo da Mineo iniziò a liberare dalla tirannide alcune città sicule come la stessa Katane, controllata da Siracusa, ma che distrusse nel 459 e sempre quell\’anno la città di Menai, Mineo nell\’entroterra catanese, dove si dice che Ducezio sarebbe nato (alcun fonti raccontano che in realtà il leader siculi ha i natali nella zona di Noto inoltre su Menai altri autori spiegano che in realtà Ducezio non la distrusse ma la ricostruì) e già l\’anno prima aveva preso la città di Etna, l\’ex Inessa, dove si era rifugiata la popolazione di Aitna che come abbiamo visto era stata sconfitta dal sovrano siculo. Intanto Ducezio distrusse anche Morgantina, che sarebbe stata defintivamente abbandonata, quindi Agnone sulla costa ionica di Augusta e forse fu lui a fondare Noto in cui inviò in questo sito più difendibile gli abitanti e le istituzioni del villaggio natale di Neai. Ducezio realizzò una federazione del suo popolo fondando nel 453 a. C., vicino l\’odierna Palagonia, la capitale Palikè. Ma nel 452 a. C. i Siracusani (sempre più potenti tanto che l\’anno prima si erano spinti nelle zone etrusche della penisola fino all\’isola d\’Elba) preoccupati dall\’"irredentismo" siculo si allearono con Agrigento e attaccarono l\’esercito siculo che in un primo momento ebbe la meglio ma in seguito, poiché il leader siculo non riuscì ad avere l\’appoggio che si aspettava dai popoli autoctoni, fini per indebolirsi venendo sconfitto intorno al 450 a. C. prima nell\’antica Nomai (forse nell\’agrigentino) e nel nisseno presso Motyon una ex città nella zona della odierna San Cataldo strappandogli le città occupate. Per evitare che si trasformasse in un martire dell\’irredentismo i Siracusani preferirono non eliminare Ducezio ma lo costrinsero all\’esilio a Corinto. Intanto intorno al 446 le due grandi città greche, Siracusa e Agrigento, senza il comune nemico tornarono a scontrarsi con la vittoria della prima e i Siculi che ancora una volta si divisero tra le due nemiche. Ma nel 444 a. C. con un gruppo di Corinzi Ducezio tornò in Sicilia fondando su suggerimento di un oracolo la città di  Kalè Aktè, sarà l\’ultimo centro fondato dai Siculi, vicino l\’odierna Caronia (sulla costa tirrenica messinese) non riuscì a riprendere in mano la situazione e nel 440, sempre ad Aktè, morì mentre Palikè veniva distrutta dai Sicelioti. Con ciò si avviò l\’inarrestabile declino della civiltà sicula, poco alla volta i Siculi furono assoggettati dai Greci. Nel frattempo a Lipari i coloni greci che subivano le incursioni etrusche erano riusciti ad allestire una potente flotta che gli garantiva supremazia intorno alle acque eoliane arricchendosi anche con la pirateria mentre una parte della popolazione si era specializzata nell\’agricoltura basato su un sistema di proprietà comunitario, simile agli attuali kibbutz israeliani. La suddivisione delle terre interessò Lipari e poi le altre isole e ogni ventennio circa si procedeva ad una nuova divisione dei terreni. Nel 427 a. C. le isole strinsero un\’alleanza con Siracusa contro il comune nemico ateniese che insieme ai reggini attaccò più volte le flotte di Lipari senza però eliminarle; infatti approfittando dei conflitti all\’interno del mondo siceliota gli Ateniesi cercarono di estendere la loro influenza nell\’isola a danno soprattutto di Siracusa mandando tra il 427 e il 425 a. C. due spedizioni contro la Sicilia e sotto l\’invito di Lentini. Prima di continuare con le vicende politiche è necessario fare un excursus sull\’agricoltura greca; sicuramente la principale spinta all\’immigrazione greca in Sicilia venne dalle potenzialità agricole che questa regione offriva e in particolare la grande estensione di terreni coltivabili soprattutto nelle zone orientali perché nella penisola ellenica i campi arabili non erano di grandezza limitata a causa dalla sua natura montagnosa nonché per le diverse riforme agrarie che non favorivano vaste proprietà. Come nella loro terra d\’origine sull\’isola i sicelioti coltivarono soprattutto i prodotti della cosiddetta “triade mediterranea”, cereali, vite e olivo, che dall\’età del Bronzo e per tutta l\’Età Classica rappresentarono i generi alimentari principali della dieta mediterranea. La triade consentiva la rotazione della coltivazione alternata di questi prodotti in tre momenti diversi dell\’anno garantendo un terreno sempre ricco di sostanze minerali anche se nelle prime fasi delle colonie greche la grande quantità di pianure disponibili rispetto ad una popolazione ancora molto scarsa non richiese la necessità di questa rotazione preferendo lasciare incolto, quindi a riposo per un certo numero di mesi, una parte del terreno che così poteva essere utilizzato per il pascolo.  Il principale prodotto cerealicolo, e in generale agricolo, della Sicilia del periodo greco fu l\’orzo (un alimento fondamentale anche nella dieta della penisola ellenica) e siccome l\’acqua non scarseggiava si coltivavano pure molti ortaggi grazie a dei contadini chiamati “rhaphanoroi”. Anche se i legumi si diffusero a partire dal Medio evo a quei tempi si consumavano già piselli e lenticchie. Ma diffusi quanto e forse più dell\’orzo erano anche la vite e poi l\’olivo, del resto i vini siciliani erano noti in tutto il Mediterraneo e dall\’uva si ricavava anche l\’uva secca. Altri prodotti importanti per la cucina siceliota erano quelli che venivano dagli alberi di castagni, melograni, cotogni, peri, prugni, mandorli e fichi. Le altre attività legate alla terra erano la pastorizia che però in genere venne praticata da gruppi appartenenti alle altre etnie, con la conseguenza che spesso nascevano degli scontri con gli agricoltori greci siciliani che a differenza dei pastori nomadi erano stanziali, e la lavorazione del legname che serviva soprattutto per la costruzione delle navi tanto che la professione di falegname veniva tenuta in grande rispetto. Fondamentale era anche l\’allevamento (che come abbiamo scritto era praticato più dai popoli autoctoni) in particolare dei cavalli che essendo leggeri servivano più che ai lavori agricoli alla cavalleria. Importante anche l\’uso di asini nel lavoro dei campi come quello di tirare l\’aratro ma anche il trasporto dei prodotti dalla campagna al mercato. Diffusi i maiali, le capre, le pecore, da questi animali si ricavano i tessuti. Del tutto particolare fu anche l\’allevamento delle api per la produzione di miele che a quei tempi era l\’unico dolcificante e spesso si accompagnava al formaggio oltre che essere diluito nel vino e l\’acqua senza considerare il suo utilizzo come medicinale in quanto miscelato con l\’aceto serviva a curare gli avvelenamenti dai funghi ma l\’apicultura forniva anche la cera d\’api che serviva per l\’illuminazione. Un agricoltura così fiorente permise una evoluzione rapida dei villaggi sicelioti che per quei tempi raggiunsero elevati livelli di benessere con la possibilità di potere costruire diffuse opere pubbliche e numerose strade che collegavano la campagna alle città. Di fatto un\’agricoltura ricca e quindi un\’alimentazione, per i tempi, varia e abbondante pose le bassi per uno grande sviluppo culturale, artistico e architettonico possibile solo presso una popolazione che non aveva diffusi problemi di fame. Proprio grazie a queste premesse agricole così favorevoli i sicelioti finirono per prevalere alle popolazioni autoctone. Anche se la maggioranza degli isolani, sicelioti compresi, viveva fuori dalle città la vita dei greci si svolgeva o almeno si sviluppava soprattutto in rapporto con questi questi centri tanto che la colonizzazione greca in Sicilia rappresentò anche la transizione dal paesaggio naturale a quello agricolo quindi manipolato dall\’uomo. Le numerose vie di collegamento tra campagna circostante e polis permetteva agli opulenti patrizi urbani  di controllare facilmente le loro proprietà agricole i cui prodotti fornivano la base della loro ricchezza che attraverso intermediari venivano venduti alla gente comune nei mercati sparsi per l\’isola. L\’aristocrazia terriera siceliota (solo chi aveva cittadinanza nelle polis, quindi solo i sicelioti, poteva possedere terre) spesso affittava i propri terreni e l\’affittuario aveva il compito di provvedere al mantenimento dei canali d\’irrigazione, fondamentali nel clima asciutto dell\’estate mediterranea (l\’acqua veniva forzatamente incanalata dalle sorgenti o veniva prelevata dai pozzi e quindi distribuita sui terreni tramite i canali), piantumare gli alberi e in generale le piante che morivano, mantenere quelle da frutta, provvedere alla potatura. Ma non poteva tagliarle e in generale non poteva senza apportare modifiche strutturali quanto meno senza il consenso del proprietario. In realtà tutti questi lavori pesantissimi, sia nelle proprietà affidate ad intermediari sia in quelle dove vivevano direttamente i padroni, erano quasi sempre affidati agli schiavi su cui, in ultima analisi, si poggiava il peso dell\’intera agricoltura siceliota. Abbiamo sottolineato l\’importanza del mondo agricolo nella opulenza greca tanto che il filosofo ellenico Socrate diceva “Mi sorprenderei se un uomo di spirito libero trovasse una forma di proprietà più dilettevole di quella costituita da una fattoria, o trovasse attività di maggiore attrattiva… dell\’agricoltura”. Del resto se nelle classi superiori la proprietà della terra era condicio sine qua non della loro posizione allo stesso tempo queste nutrivano disprezzo per molte altre attività e ogni profitto che incameravano lo utilizzavano per acquistare o estendere i loro possedimenti terrieri. Ma torniamo ai fatti politici-militari della Sicilia; nel \’24 Siracusa attraverso l\’aristocratico e politico Ermocrate organizzò a Gela, scelta per la sua posizione baricentrica e la sua importanza economica, politica e militare, un congresso per sancire la pace tra tutte le città siceliote, in particolare Lentini e Siracusa, e la loro unità identitaria sia per rafforzare l\’alleanza anti-ateniese sia per ribadire la superiorità siracusana sull\’isola. Eppure in quegli anni conflagrarono nuove guerre tra le città greche e in particolare nel 416 a. C. scoppiò un conflitto tra Selinunte e Segesta; la prima, appoggiata dai Siracusani, che stava riportando numerose vittorie aveva allargato la propria area di controllo mettendo in pericolo Segesta che chiese aiuto ad Atene la quale approfittò della situazione per tentare di sottomettere Siracusa (l\’unica città, insieme a Sparta, che poteva rivaleggiarle) e soprattutto danneggiare gli interessi economici di Sparta che commerciava molto con la poleis siciliana da cui importava soprattutto prodotti agricoli e in particolare il grano. Tra l\’altro si temeva che vinta Segesta Siracusa poteva concentrarsi sulla situazione ellenica con un accordo militare con gli Spartani (del resto entrambe le città erano Doriche) ma non meno importante era il progetto ateniese di controllare la Sicilia per farne una testa di ponte nella conquista di Cartagine e quindi nel dominio dei traffici navali del Mediterraneo Centro-Ovest. C\’era anche un fattore di identità culturale nella volontà di conquista della nostra isola; era convinzione di ogni ellenico che la Sicilia facesse parte integrante della Grecia tant\’è che la decisione di Atene suscitò entusiasmo in molti ellenici. Del resto negli anni precedenti la città aveva stipulato accordi con diverse comunità nel Sud Italia come Lentini e Reggio e restava alleata anche di Segesta e Catania. Questo progetto non poteva concretizzarsi senza l\’eliminazione del potere di Cartagine che nel corso dei decenni e con i loro alleati Fenici, Elimi e Sicani finirono per controllare parte delle rotte commerciali Ovest dell\’isola oltre che Ustica, le Egadi, le Pelagie e Pantelleria. Quest\’ultima, come isola centrale nel controllo del Canale di Sicilia e quindi dei traffici tra Sicilia e il Nord Africa, era diventata anche una strategica base econonica-commerciale-militare del dominio cartaginese. I Cartaginesi avevano anche il controllo della Sardegna, la Corsica, tutta la costa centro-occidentale dell\’Africa, le Baleari e l\’estremo Sud della Spagna. Lo scontro tra la potenza ellenica e quella africana era inevitabile! Così Atene nel 415 a. C. insieme alla "Lega di Delo" (confederazione marittima di diverse città-stato greche ed egee) alleate con poleis come Naxos, Katane e Agrigento oltre agli Etruschi e alcune città della Magna Grecia come Metaponto inviò una flotta di circa 30 mila soldati alla guida del generale  (nipote di Pericle e allievo di Socrate) Alcibiade, in seguito, dopo che questi per una congiura passò con gli Spartani e quindi Siracusa, del nobile e condottiero Nicia, quindi del generale Lamaco e nell\’ultimo anno l\’oratore Demostene. Sempre nel \’15 Siracusa che in Sicilia voleva un ruolo egemone strinse un patto soprattutto con Selinunte, Himera, Akrai, Camarina e Gela nonché gli stessi Spartani e Corinto e nominò Ermocrate "strategos", ossia generale, delle operazioni di guerra insieme ad altri due militari, Eraclide e Sicano anche se il primo fu quello ad avere un ruolo maggiore (era stato lo stesso Ermocrate a consigliare di ridurre i ben dieci strateghi che dirigevano l\’esercito siracusano). La spedizione che occupò Catania come base della sua campagna siciliana è considerata una delle più importanti dell\’antichità ma anche il più grande errore tattico di Atene. Tra Alcibiade, Nicia e Lamaco iniziarono subito i dissidi su come doveva essere condotta la guerra e ciò contribuì a indebolire la città. Dopo due anni di scontri, assedi e rovesciamenti su tutta l\’isola i Siracusani forti soprattutto dell\’alleanza con Sparta, che mandò un potente esercito alla guida di Gilippo di cui Ermocrate fu importante collaboratore e che prese la guida della difesa della città aretrusea assediata, ebbero la meglio su Atene (che nemmeno erano riusciti ad aiutare Segesta) sconfiggendo, nonostante gli aiuti chiesti da Nicia e arrivati con una forte flotta guidata da Demostene, la città più potente del mondo greco che da quella disfatta ne uscì definitivamente indebolita. In realtà per un momento Siracusa rischiò la sconfitta tanto che Atene era riuscita a conquistare alcune zone della città con la conseguenza che i tre strateghi, compreso Ermocrate, erano stati licenziati ma quest\’ultimo nel 412 fu rinominato generale inviandolo però fuori dalla Sicilia a capo di un esercito in alleanza con Sparta contro Atene, "Guerra del Peloponneso". Ma torniamo ai fatti siciliani; qui Atene stava soccombendo e migliaia di suoi soldati furono trucidati o presi schiavi da Siracusa (sopravvissuta nonostante il lungo assedio) mentre Nicia e Demostene vennero giustiziati, pochi furono quelli che tornarono in patria nonostante la richiesta di maggiore magnanimità di Ermocrate. In quegli anni Siracusa era governata dai conservatori di Ermocrate ma quando questi si allontanò dall\’isola per combattere nell\’Est Mediterraneo e soprattutto dopo una sconfitta subita dai nemici la città cadde in mano ai democratici radicali con a capo l\’oratore Diocle che era anche comandante in guerra ma che governò con saggezza accogliendo le richieste di maggiori riforme democratiche concedendo ai siracusani liberi di scegliere a sorte i magistrati e il principio della nomina di esperti per la formulazione delle leggi, un modello per altre città siciliane. Intanto quello stesso anno finì il conflitto ma la situazione non tornò alla calma; con la sconfitta di Atene Segesta temeva ancora di più l\’espansionismo di Siracusa (soprattutto attraverso l\’alleata Selinunte) che ora aveva un nemico in meno. La città elima chiese ancora aiuto ma questa volta a Cartagine decidendo di diventare membro dipendente del regno africano; nel 409 a. C. i Cartaginesi, anche approfittando dell\’indebolimento di Atene, ritornarono iniziando la "terza guerra greco-punica" (le prime due si erano combattute nei decenni precedenti anche con altri greci e anche fuori dalla Sicilia) ma già l\’anno prima in Sicilia, in attesa di organizzare la flotta il nuovo generale Cartaginese, Annibale Magone, nipote di Amilcare, aveva messo su un piccolo esercito composto soprattutto da mercenari campani (che si trovavano sull\’isola per avere lavorato a fianco degli Ateniesi) che ricacciarono i Selinuntesi all\’interno del perimetro cittadino. Quindi l\’anno dopo, con la scusa di difendere Segesta dall\’invasione di Selinunte, Annibale sbarcò in Sicilia con una potente flotta e in appoggio dei Segestani intervenne Siracusa. Come abbiamo visto Diocle aveva propugnato la linea dura contro gli sconfitti ateniesi a differenza di quella più morbida chiesta da Ermocrate che anche per questo, siamo nel \’10, era stato destituito ed esiliato mentre si trovava fuori dall\’isola in guerra a fianco di Sparta. Ma l\’ormai ex generale siceliota aveva respinto la decisione e mise in piedi una flotta composta di mercenari da inviare contro Siracusa. Eppure come abbiamo visto dall\’anno successivo i veri nemici erano di nuovo gli africani; nonostante la difesa siracusana la città di Selinunte, che fino a quel momento aveva avuto rapporti di neutralità se non di alleanza con gli africani, fu battuta e i Cartaginesi fecero strage della popolazione deportandone molti altri. Vista la situazione disperata i Siracusani misero in minoranza Diocle e così la fazione oligarchica dei moderati tornò al potere e richiamò Ermocrate che venne riabilitato; questi senza entrare a Siracusa tornò in Sicilia e fu inviato a Selinunte che riuscì a riprendere ripopolandola e facendone il suo quartiere generale e quindi luogo di partenza per incursioni e saccheggi a danno dei territori dell\’epicrazia africana. Ma gli africani non si fermarono; a quel punto Annibale si mosse in alleanza anche con i Sicani e i Siculi (tra i militari cartaginesi c\’erano anche campani e iberici, Numidi e Libi), alla conquista di Himera, siamo nel 409 a.C. Ad un certo punto i Cartaginesi fecero credere a Diocle, che era stato inviato in quella città come capo dei soccorritori, che stavano per attaccare Siracusa costringendolo ad abbandonare Himera a difesa della sua città e lasciando scoperta anche Selinunte che così fu di nuovo occupata e definitivamente espugnata dai Cartaginesi (saranno solo i Romani a riprenderla quasi due secoli dopo). Ermocrate, che poco prima aveva organizzato un fallimentare tentativo di colpo di stato a danno dei democratici siracusani, nel 407 morì in guerra nella difesa della città. Selinunte fu distrutta e una parte degli abitanti, quelli che non erano riusciti a fuggire nelle navi siracusane, trucidati o resi schiavi. Intanto nel 408 era caduta anche Himera che fece una fine peggiore anche se prima di quella conquista parte della popolazione era fuggita a Messina; rasa al suolo smise di esistere per sempre. Annibale tornò in patria assaporando la gloria della vittoria. Ma tra il 408 e il 406 a. C. gli africani attaccarono anche i Liparoti alleati con Siracusa impadronendosi per qualche tempo della città eoliana e chiedendo, prima di lasciarla libera, un grosso riscatto. Nel 406 Cartagine usando come pretesto le incursioni siracusane nelle zone di Mozia e Palermo organizzò una nuova spedizione sempre con a capo Annibale e composta anche da Libi, Iberi, Maurusi, Numidi, Campani, Fenici. Siracusa inviò una vana richiesta di aiuto alle città greche italiane ed elleniche; forte della situazione Annibale tentò di conquistare Akragas che fu gravemente danneggiata ma a causa di una provvidenziale, per i Greci, peste la città non fu subito presa perché la malattia oltre ad uccidere lo stesso generale africano eliminò molto africani. Per la prima volta in un conflitto sull\’isola furono utilizzate le catapulte che in futuro assumeranno un grande peso. Torniamo agli specifici fatti militari; nominato generale il vice del defunto Annibale ossia l\’ufficiale Imilcone questi riuscì nello stesso anno (dopo una grande vittoria navale contro Siracusa) a occupare Agrigento prendendo, grazie alle ricchezze della città, un enorme bottino. Imilcore mise sotto assedio Gela e nonostante le difese di Siracusa riuscì a prenderla insieme a Kamarina. Intanto nel 408 a Siracusa con la disfatta di Himera era stato esiliato Diocle; venuta meno la forte figura dell\’ex oratore iniziò a prendere più forza quella di Dionisio, un ufficiale dell\’esercito siracusano di Ermocrate forse di umili origini (Dionisio I era anche marito di una delle figlie di quest\’ultimo) o di una famiglia benestante ma non nobile e che era stato coinvolto nel tentativo di colpo di stato del generale venendo condannato all\’esilio ma poi riabilitato grazie al padre adottivo appartenente ad una ricca famiglia aristocratica. Proveniva dalla fazione degli oligarchi ma si era avvicinato ai democratici, era arrivato al grado di "polemarco", generale bellico, grazie alla sua oratoria chiedendo e ottenendo la condanna dei generali siracusani incapaci di evitare la conquista di Gela e chiedendo che i nuovi capi militari si scegliessero non per le loro origini nobiliari ma in base alle loro capacità. A Gela prima della caduta nelle mani dei nemici aveva appoggiato la fazione democratica contro quella aristocratica mandando in esilio o a morte molti dei suoi esponenti appropriandosi così dei loro beni usandoli per pagare dei mercenari e ottenendo l\’appoggio popolare e dell\’esercito. Persa Gela (nonostante Dionisio era partito in sua difesa con un forte esercito composto anche da Italioti ossia ellenici che vivevano nella Magna Grecia) ora rischiava la stessa Siracusa visto che gli africani iniziarono una marcia verso la città e così Dionisio approfittando del pericolo si fece nominare stratega a vita con pieni poteri cioè non solo militari ma anche politici e dunque di governo; terminava il periodo democratico di Siracusa e riprese quello della tirannide anche se quel titolo di stratega fu dato da un\’assemblea popolare e anche se nei primi due anni Dionisio governò con altri due governanti, Ipparino e Filisto (quest\’ultimo che oltre ad essere uno storiografo che scrisse "Storia della Sicilia", un\’opera diviso in quindici libri che va dal mitico regno del re sicano Cocalo al IV secolo a. C. fu anche un ricco aristocratico che pagherà i mercenari di Dionisio appoggiandolo per molto tempo), fini per assumere i pieni poteri. Infatti Dionisio, detto "il Vecchio" o "il Grande", fugò ogni dubbio sulla natura del suo potere assoluto creando, con il consenso di un\’assemblea completamente piegata all\’imperio del nuovo signore che l\’avrebbe convocata solo in base al proprio volere e solo come foro per comunicare delle decisioni già prese, una guardia del corpo che insieme ai mercenari e capi militari furono tre strumenti formidabili del suo nuovo potere. Del resto Dionisio grazie alla redistribuzione delle terre e dei beni a favore delle classi popolari basò la sua forza anche sull\’appoggio di questa parte della popolazione come i mercenari in congedo, diversi immigrati o ex schiavi ossia tutti nuovi cittadini che avevano molta riconoscenza per il tiranno e se ottenne l\’appoggio di alcuni esponenti dell\’aristocrazia la maggior parte di questo ceto gli fu ostile tanto che subito dopo la presa del potere organizzarono una sommossa ma Dionisio I riuscì a tornare e sconfiggere gli avversari eliminandoli o esiliandoli. Abbiamo visto però che in quel momento i nemici erano soprattutto esterni; avevamo lasciato Cartagine nella sua marcia in direzione di Siracusa, anche questa volta a favore dei Sicilioti intervenne di nuovo, secondo una ricostruzione di Diodoro Siculo su cui però ci sono dei dubbi, la peste uccidendo numerosi africani. A quel punto allentata la situazione e anche per prendere tempo il tiranno accettò la richiesta di pace avanzate da un Imilcone vincente stipulandola nel 404 a. C.; era un trattato con gli africani che di fatto gli riconosceva visto la loro superiorità militare Himera e Kamarina e in generale una buona fetta occidentale dell\’isola dove risiedevano soprattutto i Sicani e gli Elimi. Comunque gli abitanti delle poleis come Gela e Agrigento conquistate dagli africani sarebbero potuti tornare, dietro il pagamento di un tributo, nelle loro città e a patto di non ricostruire le loro mura difensive. Lentini e Messina rimasero libere così come furono riconosciuti autonome le tribù sicule delle zone meridionali anche se allo stesso tempo quel Trattato attribuiva a Siracusa gran parte dell\’Est costiero abitato anche dai Siculi e Dionisio come rappresentante dei Greci di Sicilia e unico interlocutore con la potenza africana. Imilcone tornò trionfante a Cartagine diventando il nuovo padrone della città tunisina. Ma quello stesso anno Dionisio (che nel frattempo aveva sedato grazie anche all\’aiuto dei soldati Campani una rivolta nella sua stessa città organizzata dai cavalieri siracusani e mercenari appoggiati da Reggio e Messina) a dispetto dell\’accordo appena firmato e del riconoscimento d\’indipendenza delle altre città greche ne approfittò per occupare nuove zone avanzando con il suo esercito fino ad Enna, Cefalù e Solunto e caddero anche Lentini, Naxos e Catania, con distruzione della seconda, deportazione degli abitanti di queste ultime due e sottomissione di una parte dei Siculi, durante questa avanzata militare sulle pendici dell\’Etna fondò nel 400 a. C. la città di Adranon. Intanto con Dionisio non finiva il periodo democratico solo a Siracusa ma anche delle altre città che poco alla volta furono conquistate. Dalle ceneri della democrazia risorse la fase dei tiranni che ora si facevano nominare re e che avrebbero determinato la storia siciliana fino all\’arrivo dei Romani. Dionisio stesso divenne il tiranno per antonomasia, prototipo del potere assoluto secondo i canoni ellenici. Il V secolo a. C. non fu solo un periodo di guerre e si contraddistinse anche per essere stato quello più vitale di tutto il periodo greco con il maggiore sviluppo economico, letterario-filosofico, artistico e architettonico. In questo secolo sorgono su gran parte dell\’isola numerosi splendidi templi dorici, tra cui quelli della Valle dei Templi di Agrigento, quello nato nell\’ultimo trentennio del secolo a Segesta o, tra il V e il IV secolo a. C., le terme Achilliane a Catania. Ma numerosi anche gli impianti termali, ville e costruzioni ingegneristiche all\’avanguardia che contribuiranno a rendere famosa la Sicilia in tutto il mondo. Di notevole pregio anche le decorazioni scultoree come le metope di Selinunte. In quel secolo vissero grandi pensatori, scrittori, artisti e scienziati: ad Agrigento operò il filosofo e scienziato Empedocle che individuò "4 elementi" essenziali dell\’esistenza: fuoco, aria, terra e acqua a cui venne associato un particolare dio. Una concezione della fisica che avrebbe influenzato tutta la storia scientifica dell\’antichità umana. Altro eminente esponete della cultura siceliota fu il filosofo, e discepolo dello stesso Empedocle, Gorgia da Lentini considerato uno dei maggiori sofisti della cultura greca oltre l\’inventore della retorica e tra le sue principali opere ricordiamo "Sul non essere o sulla natura". Ma per centrale per le regole della retorica ricordiamo anche il siracusano Tisia che oltre a produrre delle orazioni giudiziarie scrisse un manuale di retorica, il primo dellla storia per questa materia. Importante anche il lavoro di Epicarmo che abbiamo visto alla corte Siracusa e ritenuto il massimo esponente della commedia greca (per altro l\’invenzione è attribuita a lui) e che ci ha lasciato alcune opere ricche di parodia e mitologia ma anche il siracusano poeta e drammaturga Formide ci lasciò diverse opere, nello specifico teatrali, divise in tre periodi ponendo così, insieme ad Epicarno, le basi della futura commedia attica. Altro grande uomo di cultura fu Sofrone di Siracusa, scrittore e mimo, vissuto intorno agli anni 30 del V secolo, produsse diversi libri in dialetto dorico raccontando, sia in forma satirica che seria, la vita quotidiana della Sicilia greca. Ma il IV secolo a. C., nonostante tutta questa profusione di arte e scienza, iniziò com\’era finito il precedente ossia sotto il segno della guerra! In quel periodo di tregua Dionisio ne approfittò per potenziare militarmente la città facendo costruire fabbriche di armi (ad esempio introdusse la catapulta portata da Cartagine), fortificando l\’isola di Ortigia e la sua stessa residenza e grazie alle ricche riserve di legname dell\’Etna intraprese la costruzione di una potente flotta navale. Tutto finanziato dall\’aumento delle imposte ma anche dai proventi della vendita dei cittadini resi schiavi nelle città conquistate nonché dalle razzie dei santuari siti nelle coste della penisola italiana. In quegli anni furono costruite le più imponenti difese cittadine del periodo greco siciliano; delle grandiose mura intorno a Siracusa che avevano come perno il castello Eurialo. Dionisio nel 398 a. C. sicuro della potenza siracusana alleato con Messina, Reggio e Locri (sposò anche Doride appartenente alla principale famiglia locrese e contemporaneamente un\’altra donna perché pur non essendo bigama la cultura greca non vietava questa pratica soprattutto per un tiranno che si ergeva al di sopra delle leggi) convocò un\’assemblea del popolo in cui proclamò un\’azione panellenica contro gli africani presenti in Sicilia favorendo atti di violenza e saccheggi nella stessa città di Siracusa e poi ruppe il trattato con Cartagine. A quel punto l\’esercito di Dionisio mise a ferro e fuoco diverse zone della Sicilia strappando molte città filo-cartaginesi tra cui la città elima di Erice che fu subito presa mentre la fenicia Mozia resistette di più ma fu espugnata l\’anno dopo. Per non trovarsi contro il probabile vincitore anche i Sicani e gli Elimi si allearono con Siracusa mentre con Cartagine rimasero città come Palermo, Entella, Segesta e Selinunte. Nonostante l\’arrivo dell\’esercito Cartaginese, siamo alla quarta campagna africana in Sicilia, Mozia venne definitivamente distrutta e conquistata l\’anno successivo da Siracusa, i sopravvissuti furono venduti come schiavi e i greci crocifissi. Da quell\’evento nacque una nuova città, infatti i sopravvissuti di Mozia decisero di rifugiarsi lungo la costa trapanese dove fondarono Lilybaion, l\’attuale Marsala, che nei successivi decenni sarebbe diventata una delle più imprendibili roccaforti di Cartagine. Nel 397 a.C. i Cartaginesi di Imilcone (sempre con libi e Iberi) tornarono in patria ma subito dopo sbarcarono a Palermo e questa volta riuscirono a riprendere tutta la zona Ovest della Sicilia comprese le macerie di Mozia e la città di Erice quindi per evitare aiuti a Dionisio dall\’Italia peninsulare o dalla Grecia proseguirono sulla costa Nord occupando la stessa Messina, l\’anno dopo presero anche Lipàra ma quello stesso anno fu liberata di nuovo dai siracusani, marciando verso Siracusa e vincendo una battaglia navale vicino Catania (qui non riuscirono ad arrivare dalla vicina Naxos a causa di una eruzione etnea che nel 396 aveva raggiunto la costa) contro Leptine il fratello di Dionisio che era stato messo a capo della flotta navale che proteggeva Mozia. Nel \’96 iniziò un secondo assedio di Siracusa con i Cartaginesi che erano riusciti a penetrare in alcune zone urbane distruggendo palazzi e uccidendo molti cittadini. A Siracusa restavano alleati solo i mercenari Lacedemoni cioè di Sparta e quelli Campani, ma la città e Dionisio furono salvati ancora una volta dall\’ennesima epidemia di peste che indebolì soprattutto i Cartaginesi che indietreggiarono; la guerra continuò per alcuni anni con l\’avanzata siracusana in molte zone dell\’isola riconquistando gli stessi territori che aveva nel 402 dopo la prima spedizione africana ma il conflitto continuò con intensità inferiore e alla fine i Cartaginesi, indeboliti anche per l\’arrivo della flotta spartana, si arresero firmando la pace nel 391 a. C. che riconosceva il dominio siracusano su buona parte dell\’isola ad esclusione delle zone occidentali elime e cartaginesi (tranne Selinunte). Agli africani fu concesso di tornare in patria dando un indennizzo e lo stesso Imilcone dovette lasciare la Sicilia per l\’Africa dove a Cartagine per l\’onta si lasciò morire di fame.

Fine prima parte, per la seconda parte

http://www.meteosicilia.it/it/modules.php?name=News&file=article&sid=351

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