Il punto di riferimento per le previsioni meteo

Sicilia: tra storia ed eclissi solari totali, dall’XI al XII sec d. C. [3°23°]

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[Fonte, chiesadicefalù.it]
La Cattedrale di Cefalù

di Luca Rao, teosat@libero.it

              23° puntata


1178 SICILIA (ECCETTO PUNTA NORD-EST), EGADI, USTICA

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[Fonte, alacchi.it]
Interno del Duomo di Monreale

STORIA

31c) Precedentemente ci siamo fermati con la morte nel 1154 di Ruggero II e abbiamo sottolineato la convivenza tra i vari gruppi etnici e religiosi che vivevano in Sicilia. Ma nonostante tutto dobbiamo sottolineare ancora una volta che i Normanni seguirono una politica di re-latinizzazione dell\’isola e rafforzamento della religione cattolica di rito romano e in questa dinamica a prescindere dalle aperture indicate sopra i mussulmani diventarono sudditi di seconda categoria alla mercé dei cristiani. Lo abbiamo già scritto ma bisogna sottolineare che la stessa cultura e tradizioni greche furono con il tempo messe da parte: infatti se all\’arrivo sull\’isola i Normanni portarono anche personale ed elementi di governo che avevano trasferito dall\’Italia peninsulare greco-bizantina (in Sicilia anche se erano rimaste piccole minoranze greche la loro cultura era stata del tutto smembrata dal dominio arabo) con il tempo e grazie alla progressiva latinizzazione della società vennero meno anche gli influssi orientali. Del resto se nella corte e nell\’amministrazione c\’era stata una politica di commistione tra vari gruppi e culture nella società siciliana e anche vero che per gli arabi la situazione migliore si registrava nelle città dove spesso le loro componenti erano inserite nell\’amministrazione. Al contrario tra i contadini, nelle campagne regnava la subordinazione dei non cristiani (soprattutto arabi) ai latini e normanni mentre la concessione di signorie terriere che come abbiamo visto all\’inizio non comportò massicci spostamenti di proprietà al contrario nelle fasi successive dell\’era normanna venne fatta a favore di famiglie imparentate o vicine agli Altavilla e comunque di religione cristiana come la nobiltà immigrata "lombarda" che s\’insediò soprattutto nelle zone centrali dell\’isola dove spodestò anche con la violenza i precedenti coltivatori e proprietari musulmani spingendoli sempre di più verso le fasce Sud-Occidentali della Sicilia. Se sotto Ruggero II l\’Islam godeva di una situazione accettabile e anche vero che già durante il suo regno ci furono dei casi gravi di sopraffazioni anti-musulmane tanto che negli ultimi anni della sua vita il sovrano, in un regno dove la Chiesa romana era sempre più invasiva e aveva sempre più potere d\’influenza delle istituzioni, cercò di far convertire il maggior numero di ebrei e islamici e proprio nell\’ultimo scorcio della sua vita vi fu il primo caso di persecuzione religiosa che coinvolse un importantissimo esponente degli organi statali normanni; infatti nel 1153 Filippo di al-Mahdia (spesso le conversioni di arabi alla religione di Cristo venivano attestate dall’adozione di nomi cristiani accostati a quelli islamici) amir della corte ruggeriana e che era succeduto a Giorgio d\’Antiochia come ammiraglio del regno fu accusato di essersi riconvertito segretamente all\’islam e quindi di essere diventato cristiano solo per convenienza personale (fatto probabile) e così fu condannato al rogo insieme ad altri “complici” davanti il palazzo reale di Palermo. In realtà Filippo aveva partecipato alla conquista di alcune zone della Tunisia e nella città di Bona aveva permesso, forse facendosi corrompere, ai cittadini islamici di lasciare la città portandosi dietro gli averi e quindi impedendo ai Normanni di prendere il bottino. Se è probabile che Ruggero fece condannare l\’ammiraglio perché se avesse fatto passare quell\’atto senza punizione avrebbe dato un segnale di debolezza al suo progetto di potenza africana è anche vero che quella decisione fu favorita da un clima di forte frizione con gli islamici a causa anche della crescita del peso demografico dei cristiani soprattutto per il sempre più alto numero d’immigrati proveniente dall’Italia del Centro e ancor di più dal Nord d\’Italia. Economicamente l\’isola della feudalità normanna (e in futuro sveva) fu sottoposta ad un forte controllo centrale iniziando dalle acque la cui gestione fu data in mano pubblica. Per quanto riguarda l\’agricoltura questa fu gestita soprattutto dai villani e quindi gli islamici che come sappiamo erano vincolati alla terra che lavoravano inoltre due volte all\’anno dovevano pagare un tributo. Ovunque c\’erano piccole proprietà feudali, i cosiddetti "casali" ossia piccoli centri con servizi essenziali abitato dai villani che avevano degli obblighi verso il feudatario. All\’inizio questi villani erano appunto islamici ma con il tempo arrivarono anche latini provenienti dal Nord Italia che però rispetto ai primi avevano più libertà ma allo stesso tempo avevano obblighi di servizio militare gratuito. La vita difficile nelle campagne provocava frequenti jacquerie contro i baroni. Di fatto Ruggero II impedì la potenziale crescita del commercio cittadino contribuendo a impedire la nascita di una diffusa  e forte borghesia urbana siciliana fondata sul mercato circostanza che al contrario favorì le città marinare del Centro-Nord come quelle di Pisa e Genova le quali sfruttarono la debolezza commerciale dell\’isola per deviare le più importanti linee marittime mercantili a favore dei loro porti ormai terminali di questi traffici che però coinvolgevano anche la Sicilia tanto che ad esempio a Palermo i commercianti amalfitani avevano un loro quartiere. L\’isola comunque esportava grano, lardo, tonno e altri pesci (la pesca era fiorente), frutta, pelli, formaggi, peci e catrami fondamentali per la cantieristica le cui principali sedi si trovavano a Messina e a San Marco d\’Alunzio sempre nel messinese anche se la ricchezza della Sicilia non si basava sul commercio internazione che appunto era in mano ad altre città ma in ciò che si produceva nell\’isola stessa. E tra questi prodotti ci furono i tessuti che, come abbiamo scritto sopra, ebbero un notevole sviluppo grazie proprio a Ruggero II che rilanciò gli opifici portati dagli arabi tanto che la stessa reggia di Palermo ne aveva uno suo, il "tiraz" (dove lavorarono migliaia di prigionieri catturati dall\’Antiochia in Grecia) in cui fu lavorato uno dei più importanti  esempi di tessitura di tutti i tempi, il famoso "manto di Ruggero" che con la morte dell\’ultimo sovrano normanno, Tancredi, sarà strappato alla Sicilia e portato in Germania. Ma torniamo ai sovrani del regno; nemmeno il figlio e successore di Ruggero, Guglielmo I, detto "il Malo" per la durezza con cui represse le rivolte del suo regno e che già nel \’52 il padre aveva nominato come co-reggente, godette della concessione del papa fatto che, insieme alla disomogeneità etnica del suo regno, favorì frequenti rivolte soprattutto in Puglia e Campania. Guglielmo che amava molto gli agi e la vita comoda all\’inizio del regno non si occupò molto dei problemi del suo stato ma ben presto fu costretto a cambiare atteggiamento perché a partire dal \’55 dovette fronteggiare una grande rivolta dei baroni pugliesi appoggiata dall\’esercito della Costantinopoli dell\’imperatore Manuele I Comneno al cui comando c\’erano i generali Michele Paleologo e Giovanni Ducas. Infatti i Bizantini non avevano mai perso la speranza di riconquistare il meridione d\’Italia, Sicilia compresa. Quello stesso anno si unì ai nemici dei Normanni, nonostante che Guglielmo cercasse il consenso di Roma anche il papa Adriano IV che preferiva come vicini l\’Impero d\’Oriente piuttosto che i Normanni che si erano dimostrati assolutamente non inclini a sottoporsi al volere della Chiesa e comunque troppo potenti e vicini. In poco tempo i due eserciti congiunti insieme ai baroni ribelli occuparono tutta la Puglia e la Campania ma la situazione che sembrava disperata per Palermo si ribaltò in poco tempo; l\’anno dopo Guglielmo attraversò lo stretto con un potente esercito iniziando a riprendere i territori che gli erano stati strappati (lo stesso Paleologo era stato ucciso mentre qualche mese dopo verrà catturato il Ducas) bloccando e affondando le navi bizantine mentre contro le zone ribelli del regno siciliano la reazione del re fu sanguinosissima, molte città pugliesi furono devastate ma soprattutto fu rasa al suolo la città di Bari  con massacro della popolazione e l\’eliminazione di numerosi nobili mentre lo stesso Roberto principe di Capua che come sappiamo era stato il feudatario che nel 1130 aveva cinto la corona nella testa di Ruggero II fu fatto accecare. Con quella reazione Guglielmo I aveva perso per sempre ogni possibilità di riavvicinamento con l\’aristocrazia normanna dell\’Italia peninsulare. Di fatto la situazione della Chiesa si faceva grave anche perch&eacuteeacute; Adriano IV fu costretto a fuggire a Benevento (era stato cacciato dagli stessi romani) dove finì per essere circondato dai nemici. In quella situazione disperata e grazie anche all\’intermediazione soprattutto dell\’ex mussulmano Maimone di Bari che era sia "emiro degli emiri", una sorta di Primo Ministro di Guglielmo, che ammiraglio del Regno, il pontefice cedette e così, sempre nel \’56, firmò il "Trattato di Benevento" in cui riconobbe al monarca siciliano la sua sovranità su tutto il regno compresi i territori abruzzesi e delle Marche conquistati di recente ossia dopo il trattato di Mignano. Lo stesso anno nella chiesa di San Marciano a Benevento il papa incoronò Guglielmo "Re di Sicilia, Puglia e Capua" togliendolo dallo stato d\’illegittimità in cui era stato fino a quel momento e fu riconosciuto anche la Legazia e il principio di non ingerenza nel dominio assoluto del sovrano. In cambio Guglielmo concesse ampi poteri religiosi alla Chiesa di Roma nella zona peninsulare del regno limitando la Legazia solo alla Sicilia, fedeltà al papa e grossi tributi annui alla sua Chiesa. Comunque in quella situazione d\’isolamento (anche le truppe tedesche si erano ritirate) l\’imperatore bizantino decise d\’inviare a Palermo Alessio Axuch (figlio del suo principale consigliere) sia per prendere contatto con i ribelli normanni e soffiare sul fuoco del dissidio interno sia per trovare un accordo con il sovrano perché più gli si creava una situazione difficile e più facilmente Guglielmo sarebbe sceso a patti tanto che, tra le altre cose, due mesi dopo l\’arrivo dell\’inviato bizantino il conte normanno ribelle Roberto di Loritello (che aveva il dominio di alcune zone tra la Puglia e il Molise) saccheggiò la Sicilia. Così nel \’58, dopo una grande vittoria navale siciliana nello Ionio contro le flotte bizantine, Guglielmo e Comneno firmarono una pace e i feudatari ribelli senza più finanziamenti e appoggi concreti caddero uno dopo l\’altro. Una grande vincitore fu lo stesso Maimone che fondò la nuova politica estera normanna su due basi ossia l\’alleanza con il papa e lotta all\’imperatore tedesco in quanto secondo l\’emiro sia la Chiesa che la Sicilia dovevano contrastare le pretese germaniche sulle loro terre. Ma questa politica non durò molto; infatti le rivolte interne comunque continuarono anche negli anni successivi coinvolgendo l\’isola di Sicilia e spesso divennero veri tumulti popolari che misero in grave pericolo la stessa corte palermitana. In quella situazione l\’isola, mentre il suo dominio avanzava sulle zone adriatiche italiane, perse tra la fine degli anni 50 e i primi anni 60 il controllo delle coste africane che infatti furono rioccupate dagli Arabi. La situazione peggiorò ulteriormente anche all\’interno tanto da mettere in discussione la stessa tenuta del potere reale a causa di una gravissima sommossa tra il  1160 e il \’61 organizzata dal nobile normanno Matteo Bonello che (sembra che questi all\’inizio della rivolta pugliese fosse stato mandato nella penisola come ambasciatore reale per sedare la sommossa ma che improvvisamente avesse cambiato idea passando dalla parte dei nemici del re) aveva in odio molti esponenti della corte ma pure i numerosi mussulmani che godevano della protezione del re e tra questi lo stesso Maimone accusato anche di essere stato il responsabile della perdita del protettorato africano. Per capire meglio la gravita della situazione bisogna comprendere la situazione dei feudi e campagne di Sicilia nonché la loro situazione etnica; infatti come abbiamo raccontato nel corso degli anni intorno ad alcune concessioni feudali si erano insediate delle colonie di nord-italiani chiamati “lombardi”; fu il caso ad esempio di centri come quello di Nicosia, Capizzi, Randazzo, Mazzarino o Butera e questa immigrazione divise in due un’area dell’isola molto islamizzata tra il Val di Mazara e il Val di Noto bloccando la creazione di sistemi solidali tra le due parti dell’ex blocco musulmano e così tra la comunità lombarda e quella islamica furono inevitabili le rivalità economiche e le frizioni. Quel risentimento dei coloni latini contro i maomettani si saldò con quello del baronaggio cristiano che vedeva nei saraceni di corte l’ostacolo principale del suo mancato accesso alle strutture amministrative del regno. Del resto come abbiamo visto il re aveva di fatto affidato la gestione diretta del regno a Maimone il quale di origini plebee si era arricchito moltissimo rendendosi inviso alla nobiltà meridionale latina-cristiana che tra l\’altro temeva, forse non erroneamente, che il "primo ministro" volesse usurpare il trono di Gugliemo. Del resto l\’emiro non aveva fatto nulla per migliorare i rapporti con la nobiltà cristiana facendo arrestare decine di questi nobili e mandato in disgrazia numerose famiglie altolocate mentre i due figli naturali del re erano tenuti sotto stretta sorveglianza. La rivolta esplose in Puglia quando si seppe che, siamo a gennaio del \’60, era caduto l\’ultimo baluardo siciliano in Africa ossia la città di Mahdia che era stata occupata dalle forze militari della dinastia islamica-berbera degli Almohadi mentre Maimone l\’abbandonava affermando, ma forse non era vero, che quell\’ordine gli era stato impartito dal sovrano. Era la classica goccia! Dalle zone pugliesi la ribellione si estese in tutto il regno tanto che a Palermo grazie anche all\’appoggio di vasti strati della popolazione che odiava il sovrano furono dati alle fiamme i palazzi e beni reali della città, assassinati diversi membri ex musulmani della corte e proprio tra questi nel 1160 lo stesso Maimone che fu pubblicamente e sommariamente giustiziato da Bonello che era tornato a Palermo inoltre la situazione prese una piega così radicale da mettere in pericolo la vita del re che per breve tempo fu anche arrestato mentre molti islamici palermitani vennero trucidati. Liberato il re in un primo momento questi per non esasperare gli animi e informato delle atrocità commesse da Maimone accolse, tra l\’ovazione del popolo, Bonello (gli stessi nobili che si erano mossi contro Maimone deposero le armi) ma poco dopo grazie alla riabilitazione dell\’immagine del defunto uomo politico da parte dei suoi amici della corte Guglielmo cambiò atteggiamento allontanando Bonello dagli affari di stato e attirando così di nuovo l\’odio del ribelle che riprese le armi contro le istituzioni reali. Quella rivolta segnò la fine della relativa fase di convivenza e tolleranza del periodo Normanno nei confronti delle popolazioni saracene anche perché da Palermo l\’insurrezione si estese al resto della Sicilia e in particolare nel feudo di Enrico del Vasto (ricordiamo che era il fratello di Adelaide la seconda moglie di Ruggero I) dove i contadini lombardi istigati dai feudatari organizzarono dei veri e propri pogrom contro gli islamici che si estesero anche ad altre zone dell’isola. La zona orientale della Sicilia fu in gran parte “ripulita” dall’elemento maomettano; infatti molti islamici furono trucidati e i superstiti delle aree Centro-orientali fuggirono verso le campagne e le città delle zone Ovest-Sud-Ovest finendo così per essere sempre più separati anche geograficamente dal resto degli isolani mentre (durante quella guerra civile fu devastato una parte del patrimonio artistico dell\’isola). I mussulmani furono relegati soprattutto tra le campagne di Corleone, Jato, Cinisi e Calatrasi; questo territorio che durante l\’era sveva diventerà l\’ultimo rifugio degli islamici siciliani fu inglobato tra il ’74 e l’86 nella zona ricadente nella potente e vasta arcidiocesi di Monreale, creata per contrapporla all’arcivescovado palermitano, con eccezionali poteri amministrativi e giudiziari e che asservì i contadini musulmani che ivi risiedevano. Questa area dove erano scarsi gli abitanti latini e cristiani circondata da alti rilievi e castelli e centri fortificati esterni (Vicari, Cammarata, Prizzi, Castronuovo, Erice, Carini, Monreale, Partinico, Mazara e Sciacca) era tenuta strettamente sotto controllo e comunque in bilico verso un progressivo processo di cristianizzazione ad opera dei monaci di Monreale e di sottomissione sempre più stretta da parte delle autorità regge ma il tentativo del futuro Guglielmo II d’inserire questa popolazione in un\’area tranquilla e controllata finirà nel fallimento e del resto fattasi sempre più difficile la vita di quelle popolazioni furono, come abbiamo già scritto sopra, sempre più numerosi i fedeli di Allah che preferirono convertirsi al cristianesimo. Ma torniamo alla rivolta degli anni ’60; oltre Simone, fratello naturale del re, anche Tancredi nipote di Ruggero II e futuro regnante di Sicilia, aveva partecipato alla sommossa massacrando diversi mussulmani inoltre aveva aiutato Bonello (che nel frattempo si era rifugiato a Mistretta in vista di una battaglia con le truppe reali) ad imprigionare il re proclamandolo decaduto e nominando successore Ruggero ossia il figlio di Guglielmo stesso ma che era ancora minorenne. Ma il popolo che all\’inizio era con i rivoltosi passò di nuovo con il re quando si diffuse la voce che si voleva incoronare il fratello Simone; una volta fallito il tentativo di fare fuori il potere legittimo e costretti a liberare il sovrano (in quelle ore convulse fu ucciso anche il figlio minorenne di Guglielmo) Tancredi riparò con altri insorti, tra cui Ruggero Sclavo conte di Butera, nella zona di Piazza Armerina e Butera già abitata da numerosi lombardi, qui fece massacrare molti mussulmani spingendosi fin alle porte di Catania e Siracusa. Nel frattempo Bonello che si era spostato a Caccamo, siamo nel \’61, organizzò un esercito alla guida di alcuni nobili per marciare contro Palermo ma durante quella avanzata le truppe ribelli si sfilarono e Bonello fu costretto a chiedere il perdono del re. Guglielmo fece finta di concederglielo ancora una volta ma appena lo raggiunse lo fece arrestare e torturare mentre per quanto riguarda i palermitani che in un primo momento si erano ribellati al re questi alla fine ebbe la meglio sedando il moto. Calmate le acque nella capitale restavano però gli altri centri rivoltosi ossia quelli di Butera e Piazza Armerina e lì il sovrano intervenne organizzando un esercito di Saraceni che mise a ferro e fuoco le due città sconfiggendo definitivamente i ribelli e obbligando lo stesso Tancredi a lasciare l\’isola. A quel punto Guglielmo passò alla Calabria e le altre regioni meridionali del regno dove mise a tacere ogni fronda baronale e così il regno potè tornare alla calma. Gli Altavilla si erano salvati anche grazie all\’aiuto degli islamici; mai come in quel momento lo stato Normanno era stato, nonostante le proteste dei cristiani,così vicino e protettore delle popolazioni musulmane tanto altri suoi esponenti finirono per assurgere a dirigenti del regno e a élite dell\’esercito, i cosiddetti "saraceni del re". Del resto i rapporti di protezione derivavano anche dal fatto che probabilmente per tutto il periodo normanno la popolazione siciliana della parte occidentale rimase in maggioranza, o almeno una grossa parte, musulmana e in fondo anche se molti aderenti alla fede di Maometto per convenienza si convertirono al cristianesimo in segreto continuavano a seguire la loro antica religione (esattamente come, a parti invertite, avevano fatto i cristiani durante il dominio dell\’islam). Il sovrano morì nel 1166 e così quello stesso anno salì al trono il figlio Guglielmo II detto "il Buono", ma essendo ancora minorenne fu assistito fino alla maggiore età dalla madre Margherita e un consiglio di reggenza. Nei primi mesi il consiglio cercò di riconciliare l\’aristocrazia con la monarchia con provvedimenti come i condoni fiscali e riabilitazioni (lo stesso Tancredi e altri nobili che si erano ribellati sotto Guglielmo I furono riaccolti nel regno) ma un anno dopo la formazione di questo nuovo organismo si verificò un\’altra rivolta di nobili siciliani. La causa scatenante fu la nomina prima a cancelliere e poi come arcivescovo di Palermo del francese Stefano di Perche, parente della regina e odiato dall\’aristocrazia. A causa dei disordini la stessa capitale del regno fu temporaneamente trasferita a Messina ma nel \’68 anche questa città si sollevò contro il re. La situazione, comunque, torno ben presto alla calma quando quello stesso anno di Perche lasciò la Sicilia e venne nominato un altro consiglio di reggenza con a capo il nuovo arcivescovo di Palermo Gualtiero Offamilio. I problemi dell\’isola erano anche naturali; nel \’69 si verificò anche uno dei più grandi disastri naturali della storia siciliana ossia un violento terremoto (il primo di cui si hanno notizie certe) con epicentro nella bassa piana di Catania che devastò le aree Sud-orientali della Sicilia. Il sisma valutato con una intensità pari a 6,6° Richter squassò città, alcune delle quali colpite anche da tsunami, come Modica, Catania, Lentini, Aci Castello, Sortino e Siracusa causando circa 20 mila vittime inoltre una imponente eruzione etnea devastò il catanese e la lava arrivò fino alla costa vicino Castello di Aci l\’attuale Acicastello. Eppure nonostante quel terribile evento sotto il nuovo sovrano, che divenuto maggiorenne fu incoronato nel 1171, la Sicilia conobbe un periodo di maggiore stabilità, circostanza che favorì le arti e lo sviluppo architettonico soprattutto di Palermo. Questo Guglielmo fu considerato un re mite e giusto e descritto come rispettoso delle leggi, delle sue funzioni, delle minoranze come quelle mussulmane ed ebbe la benevolenza del popolo e della stessa aristocrazia, da qui l\’appellativo di "buono". In politica estera il re siciliano combatté alcuni conflitti mediterranei soprattutto contro l\’Egitto di Saladino e la stessa Costantinopoli; in particolare nel 1174 Guglielmo spedì nel Mediterraneo orientale delle navi comandate da Tancredi per soccorrere il re cristiano di Gerusalemme compiendo un\’azione dimostrativa di forza contro Alessandria d\’Egitto ma in quegli anni furono numerose le scorrerie siciliane contro le città costiere egiziane in genere solo per fare bottino tanto che l\’ammiraglio del regno meridionale, Margarito da Brindisi, fu appellato "Arcipirata". Nella penisola si alleò con i comuni e il papato contro le mire espansionistiche dell\’Imperatore tedesco Barbarossa ma nel 1177 insieme ai comuni lombardi firmò una tregua a Venezia. Guglielmo II dopo il fallimento del tentativo di matrimonio con la figlia dell\’imperatore Bizantino Manuele I Comneno e poi, per opposizione della Chiesa romana, con quella dell\’imperatore tedesco Federico Barbarossa cercò un\’alleanza anche con il regno inglese Plantageneta e così sempre nel \’77, due anni prima dell\’ES, sposò Giovanna la figlia di Enrico II d\’Inghilterra e sorella di Riccardo Cuor di Leone. Sotto il profilo linguistico anche se quella normanna (l\’Arabo oramai era stato soppiantato) era la lingua usata alla corte il greco fu quella dell\’amministrazione ma con il passare del tempo l\’immigrazione di popolazione del Nord Italia e della Campania avviò come nel periodo romano un nuovo processo di latinizzazione dell\’isola mentre sotto il profilo religioso vi fu una romanizzazione della Chiesa che abbandonò progressivamente i riti greco-orientali. Quello stesso anno Ruggero II fondò forse la più importante arcidiocesi storica della Sicilia, quella di Monreale (di cui abbiamo parlato durante la rivolta del Bonello) nella cui giurisdizione ricaddero le chiese del Sud Italia legate al rito bizantino. Il XII secolo fu anche uno dei più fecondi della storia siciliana sotto il profilo artistico-architettonico e infatti sono di questi decenni i maggiori splendidi esempi di arte Arabo-Normanna-Gotica (con forti influssi anche bizantini) e questo influenza del mondo islamico era normale in un contesto in cui i padroni del regno, i Normanni, non avevano, a differenza dei precedenti dominatori, un vero e proprio bagaglio culturale finendo così per prenderlo in prestito da altri popoli ma riadattandolo alle loro tradizioni: tra gli esempi maggiori di questa splendida novità artistica, solo da Guglielmo in poi la cultura e l\’arte latina iniziò a prendere il sopravvento, ricordiamo il Palazzo dei Normanni a Palermo (costruito sopra un castello Arabo) all\’interno del quale partire dal 1123 iniziarono i lavori di realizzazione di una delle principali opere artistiche di ogni tempo ossia la spettacolare Cappella Palatina terminata nel 1140, sempre a Palermo è del 1143 la Chiesa di Santa Maria dell\’Ammiraglio detta anche Martorana e negli anni 30 la riedificazione di San Giovanni degli Eremiti, la chiesa di San Cataldo tra il 1154 e il 1160, il completamento della Zisa (su un antico palazzo arabo voluta da entrambi i re Guglielmo) terminata nel 1165, il Castello di Maredolce o Palazzo della Favara iniziato nel 1130 e terminato nel 1071, il padiglione della Cuba fatta erigere intorno al 1180, il Duomo di Monreale iniziato negli anni 70 del XII secolo ma terminato negli anni 60 di quello successivo, la cattedrale di Cefalù costruita tra il 1131 e il 1148 (anche se poi furono fatti notevoli lavori aggiuntivi nei secoli successivi), l\’Abbazia di Santa Maria di Maniace le cui prime tracce sono del 1173 e sembra risalire a quel secolo la nascita del castello di Venere, tra i resti di un antico tempio sicano-elimo, sulla cima di Monte Erice. Tra l\’altro sotto il periodo normanno si svilupparono fino a raggiungere livelli eccezionali anche le cosiddette arti "servili" cioè manuali come la ceramica, la tessitura o la oreficeria, quest\’ultima grazie soprattutto agli ebrei.

ASTRONOMIA

Come abbiamo scritto sopra l\’ES di quell\’anno fu eccezionale perché per la prima volta (e nella nostra serie passata e futura non capiterà più)  la massima durata dell\’intero fenomeno si verificò proprio sulla nostra isola.
L\’eclissi totale partì dal Québec settentrionale per poi tramontare nel Mar Arabico del Nord vicino le coste dell\’India occidentale. In Sicilia la totale oscurità riguardò gran parte del territorio lasciando fuori solo il Nord-Est del Messinese e le zone più settentrionali del Catanese con confine a Sud sullo Ionio catanese, a Torre Archirafi (subito a Sud-Est di Giarre-Riposto), e a Nord sul Tirreno messinese, ad  Acquedolci. La notte scese anche sulle Egadi e Ustica. Centrate Trapani, Dattilo e Dattilo Sopra, Vita, Gibellina e Salaparuta antiche, Poggioreale nuova, Campobello di Licata, Gela, Vittoria, Zappulla, Santa Maria del Focallo sulla costa ragusana. Dunque come già accennato in questa occasione le massime durate e magnitudine (non solo sulla nostra area di analisi ma in tutta la fascia terrestre interessata dal fenomeno) si registrarono proprio sulla Sicilia; esattamente sulla sua parte Sud-occidentale, nell\’estrema zona meridionale della provincia di Palermo al confine con quella di Agrigento, sopra la Val di Gèbbia su Monte San Nicola a circa 615 metri di quota e a pochi Km a Nord-Est di Lucca Sicula (il comune più vicino) ad Est di Villafranca Sicula e a Sud-Est di Burgio (le precise coordinate geografiche della zona interessata furono di 37°, 59\’,14\’\’ di Lat. Nord e 13°, 33\’, 28\’\’ di Long. Est): Mg 1,049 e 3m e 59s. Ciclo Saros 121.

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http://xjubier.free.fr/en/site_pages/solar_eclipses/xSE_GoogleMapFull.php?Ecl=+11780913&Acc=2&Umb=1&Lmt=1&Mag=0

[continua…]

Per leggere tutti gli altri articoli sulle eclissi solari siciliane:

http://www.meteosicilia.it/it/modules.php?name=News&file=article&sid=147

 

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