Il punto di riferimento per le previsioni meteo

Sicilia: tra storia ed eclissi solari totali, dall’XI al XII sec d. C. [2°22°]

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[Fonte, di Sibeaster, wikipedia.org]
L\’ammiraglio Giorgio D\’Antiochia  con la Vergine in un mosaico della Martorana a Palermo

di Luca Rao, teosat@libero.it

              22° puntata


1178 SICILIA (ECCETTO PUNTA NORD-EST), EGADI, USTICA

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[Fonte: ecocasavacanze.it]
Il castello di Lombardia a Enna

STORIA

31b) Nel precedente capitolo abbiamo chiuso con l\’assunzione nel 1127 da parte di Ruggero del titolo di duca in tutti i territori dell\’Italia meridionale, isola compresa. La Sicilia che ereditò in quel momento era in ripresa economica dopo le devastazioni della guerra con commerci in crescita e agricoltura e settore artigianale in pieno sviluppo, un\’isola che commerciava soprattutto con greci, arabi, pisani e genovesi che approfittarono della espansione economica isolana tanto che il nuovo signore della Sicilia sfrutto quel momento positivo per investire sullo sviluppo di una numerosa flotta navale isolana affidando il comando proprio a Christodulo. Del resto il primo obiettivo in politica estera del nuovo Ruggero era l\’Ifriqiya con cui però il regno era in buoni rapporti da quando il padre aveva firmato l\’accordo di pace e inoltre al vecchio Tenin era succeduto il figlio Yahya che aveva proseguito la politica del padre incrementando il commercio con l\’isola. La situazione mutò con la sua morte; infatti a Yahya successe il fratello Alì, già conosciuto nella guerra siciliana, che anche se non aveva ribaltato la politica del padre e il fratello usò una mano più rigida nei confronti dei mercanti compresi quelli siciliani provocano contrasti con il regno meridionale. Nel 1118 Ruggero approfittando di questa situazione difficile con gli africani inviò una flotta molto potente a sostegno del governatore della città costiera tunisina di Gabes che si era contrapposto al suo sovrano. Ma Alì riuscì a respingere le navi siciliane che erano sbarcate in Tunisia  e quella operazione dell\’Altavilla compromise i rapporti tra i due stati tanto che l\’emiro sospese le concessioni fatte ai mercanti isolani facendone arrestare alcuni. Ruggero voleva rispondere di nuovo militarmente ma in quel momento non poteva a causa della instabilità nelle zone peninsulari italiane inoltre Alì revocò la sua decisione facendo liberare i siciliani e restituendogli i beni. Per il momento Ruggero accantonò i suoi progetti di dominio sulla Tunisia concentrandosi sulle isole a Sud della Sicilia: forse già nel \’23 la flotta normanna occupò Pantelleria e sempre negli anni 20 furono prese le Pelagie mentre nel \’27 venne completata la riconquista definitiva delle isole di Malta. Ma nonostante quell\’avanzata sul bordo meridionale dei domini degli Altavilla non erano mancati i problemi interni; sembra che due anni prima che morisse Guglielmo, imbelle e bisognoso di denaro oltre che senza eredi, avesse firmato un accordo con lo zio che prevedeva anche che la restante parte dei territori calabresi e della residua parte dei territori isolani sui cui aveva il dominio diretto passassero a quest\’ultimo che in caso di morte del nipote sarebbe diventato successore e quindi padrone diretto di tutto il meridione. Tuttavia anche la Chiesa del nuovo papa Onorio II (che restava in ultima istanza feudatario massimo dei tre ducati meridionali) osteggiava l\’unità di un regno potente a Sud di Roma e quindi grazie anche al fatto che Guglielmo aveva pronunciato solo a voce a Messina la promessa di fare erede Ruggero senza scrivere nessun atto (tra l\’altro la stessa promessa a voce l\’aveva fatta anche a favore di Boemondo e quindi pretendente più diretto alla successione senza considerare che il duca pugliese aveva dichiarato più volte che alla sua morte la Chiesa romana avrebbe dovuto ereditare il suo dominio) alla fine del \’27 convinse Roberto II di Capua e Rainulfo di Alife cognato di Ruggero e conte di alcuni territori dell\’attuale Campania di muovere guerra a Ruggero (che appena morto Guglielmo sbarcò nella penisola proclamandosi signore di quello stato) e con loro si allearono altri feudatari normanni minori dell\’Italia Sud-peninsulare che approfittavano di quell\’appoggio papale per eliminare un potente granduca che aveva una forza militare, economica e caratteriale ben superiore al debole e defunto Guglielmo. Ruggero grazie al suo carattere riflessivo cercò di trovare un accordo con il papa ma poiché questi restava sulle sue posizioni decise di compiere un viaggio lungo la parte peninsulare per tastare il polso della popolazione e constato il gran consenso che godeva presso i villani tornò in Sicilia per organizzare un potente esercito contro il pontefice e i suoi alleati tra cui la pugliese città di Troja che in realtà in passato aveva accolto bene Ruggero. Così nonostante che Ruggero avesse fatto di tutto per evitare lo scontro anche perché a capo dell\’esercito nemico si pose direttamente il papa l\’Altavilla approdò in Calabria iniziando, siamo nel 1128, il conflitto e come birilli caddero nelle sue mani tutte le città che si erano opposte come Taranto, Otranto o Brindisi fino a quando si trovò davanti lo stesso pontefice. A quel punto Ruggero attese sperando in una retromarcia papale anche perché voleva quel titolo in forza di una benedizione della Chiesa e non manu militari. La strategia di Ruggero fu vincente perché in quell\’attesa la coalizione anti-siciliana evaporò come neve al Sole tanto che Onorio restando quasi da solo fu costretto a cedere e venire a patti; quello stesso anno il pontefice tolse la scomunica che aveva lanciato contro l\’Atlavilla concedendogli l\’investitura del ducato di Puglia, della Calabria e della Sicilia mentre a sua volta Ruggero prestò giuramento di fedeltà vassalla alla Chiesa Romana. Con quella investitura un Ruggero ancora più forte completò fino all\’anno successivo l\’opera militare di sottomissione di quelle città e territori della penisola che ancora non si erano arresi. Opera che ora che aveva il riconoscimento del papa era più facile perché difficilmente, tranne qualche eccezione, i feudatari continuarono ad opporsi rischiando di essere visti come ostacolo alla volontà divina che si era espressa attraverso la Chiesa mentre da parte sua Ruggero rispose con la moderazione e magnanimità che abbiamo visto nel padre puntando a creare le condizioni di un regno pacifico. Finito il conflitto nel settembre del 1129 il duca organizzò un\’assisi a Melfi con tutti i grandi feudatari dell\’Italia meridionale dove indicò le linee giuridiche e politiche che lo avrebbe seguito nel suo governo; qui ottenne il giuramento di fedeltà con la promessa, come chiese Ruggero stesso, rispetto per la giustizia e la pace del ducato e così quell\’assise rafforzò ulteriormente il potere ruggeriano. Ma come i passati principi normanni anche il duca aspirava a qualcosa di più in alto ossia la scettro regale non perché quel titolo gli avrebbe dato un maggiore potere territoriale ma perché a quei tempi la corona era qualcosa che andava oltre il possesso materiale; rappresentava il legame con l\’aldilà, con Dio in quanto il re medioevale era una figura sacrale e chi tra i Normanni avrebbe avuto quella nomina si sarebbe elevato al livello degli altri sovrani d\’occidente. Probabilmente proprio per questo la madre di Ruggero quando si sposò con Baldovino di Gerusalemme a quest\’ultimo fece inserire nel contratto di nozze la clausola che in caso di mancanza di discendenti diretti il figlio avrebbe ereditato il titolo reale della regno crociato della città mediorientale anche se in realtà quel piano sfumò perché quando il monarca della città mediorientale andò a nozze con Adelasia era ancora sposato con una precedente moglie e così la Chiesa, poco prima che Balduiono morisse, riuscì ad annullare il matrimonio con l\’ex reggente del regno normanno. Tornando a Ruggero questi per essere sovrano del suo dominio era necessaria l\’intermediazione della Chiesa ossia una cerimonia religiosa con l\’unzione papale ma Onorio non aveva nessuna intenzione di arrivare a tanto. Ma tutto cambiò quando  nel 1130 (lo stesso anno in cui il duca fece restaurare sulla cima di Castrogiovanni un\’antica fortezza sicana trasformandola nel Castello di Lombardia che oggi è uno dei più antichi e grandi rimasti in Italia) morì il papa; infatti il nuovo successero al seggio di Pietro fu Innocenzo II che venne nominato da una minoranza di elettori violando le regole previste e così si creò uno scisma nel collegio cardinalizio tanto che la maggioranza dei suoi appartenenti si riunì in un\’altra sede eleggendo al soglio pontificio papa Anacleto II che tra l\’altro godette della simpatia del popolo romano costringendo così Innocenzo a fuggire dalla città. Ma un papa che era costretto a scappare dalla sua sede veniva visto come un martire e quindi era una calamita per le simpatie della maggioranza degli stati cristiani come la Francia ma soprattutto del re di Germania e futuro candidato alla corona imperiale Lotario che avrebbe contestato la consacrazione reale di Ruggero. Questi sempre quell\’anno, approfittando di una situazione così ingarbugliata convocò a Salerno, principale città della parte continentale del regno meridionale, i più importanti ecclesiastici, feudatari e altri esponenti di rilievo del mondo della cultura e della giurisprudenza a cui sottopose il quesito  sulla sua assunzione di dignità regale e capitale a Palermo. Ovviamente l\’assemblea rispose positivamente e quindi Ruggero scese a Palermo dove quello stesso anno convocò nel palazzo che oggi chiamo dei Normanni un\’assise che era un embrione di Parlamento formato da importanti esponenti feudali e altri uomini di un certo peso del mondo siciliano a cui pose gli stessi quesiti e che diede lo stesso esito positivo. A quel punto Ruggero deliberò in concordia con quell\’organo l\’istituzione della Monarchia con capitale Palermo facendosi nominare sovrano e quindi "Re di Sicilia e d\’Italia"; con tale atto l\’assise siciliana prese sede definitiva cessando di essere itinerante e iniziando una trasformazione in organismo stabile che di fato era il primo parlamento della storia in senso moderno che se era ancora consultivo e senza potere contrattuale nel tempo sarebbe diventato sempre più influente. Di fatto la nascita della monarchia basato sul consenso di un organo rappresentativo era un\’assoluta novità nello scenario europeo. Sia a Salerno che nella città siciliana Ruggero legittimò la nascita del regno affermando che in passato la Sicilia lo era già stato; sappiamo che  in realtà vi sono stati solo esempi politici simili ad un regno o con la pretesa di esserlo che in ogni caso ebbero sempre la sovranità solo su una parte dell\’isola (i casi di alcuni tiranni della Siracusa greca, quello dell\’imperatore bizantino Costante II che durante il suo governo stabilì la sede nella città aretrusea e degli emirati islamici che si dividevano il potere della Sicilia) dunque quella di Ruggero fu una vera novità politica ma il nuovo re preferì fare riferimento ad un passato che non esisteva poggiandosi sulla continuità storica piuttosto che sottolineare la novità di quel regno in modo da dare un marchio legale a quella scelta in modo da non rappresentare una rottura che la esponeva a maggiori contestazioni e pericoli. Ma in realtà la vera legittimazione venne da Anacelto che era alla ricerca di forti appoggi politici-militari e rendendosi conto che era meglio avere il sostegno di un re piuttosto che di un duca e  approfittando dello scontro tra la Chiesa rappresentata da Innocenzo e lo stato siciliano si accordò quello stesso anno ad Avellino con il sovrano emanando, non si sa se prima o dopo la decisione del parlamento siciliano, una Bolla che con il numerale II nominava Ruggero e i suoi eredi "Rex Siciliae, ducatus Apuliae et principatus Capuae", quel regno (comprendente anche le isole Maltesi) si estendeva anche sugli altri due ducati e il principato di Capua  e quindi tutta l\’Italia meridionale oltre all\’Abruzzo e il Lazio del Sud, la capitale doveva essere in Sicilia mentre il re restava comunque vassallo della Chiesa e doveva giurare fedeltà al papa ma era pur sempre un potentissimo indiscusso Signore europeo. In quella nuova situazione anche la Legazia estendeva i suoi poteri con l\’arcivescovo di Palermo che poteva consacrare i vescovi di Siracusa, Girgenti, Mazara e Catania. Ne veniva fuori una realtà monarchica che non era mai esistita anche se Ruggero pretendeva d\’ispirare ai greci siciliani e l\’imperatore Costante II; di fatto era un regno medioevale come tanti altri anche se si richiamava in alcune caratteristiche, come il fatto che il sovrano era capo della Chiesa del suo stato, a Costantinopoli ma soprattutto aveva i caratteri di uno stato centralizzato facendolo così somigliare ad un altro regno normanno, quello inglese che come lo stato ruggeriano si arrogava il diritto di provvedere al benessere dei sudditi caratteristica tipica dei regimi dispotici europei del XVIII secolo. Il 26 dicembre di quello stesso anno e nel duomo della capitale palermitana Ruggero, sempre con il titolo di II,  venne celebrato in una messa officiata da un cardinale di Anacleto dove fu cinto dalla corona reale per mano del principe Roberto di Capua (il barone più importante dei principi normanni) e per sfarzo quella cerimonia non ebbe precedente (se non nell\’incoronazione nell\’anno 800 di Carlo Magno) tanto da suscitare le meraviglie e l\’ammirazione di poeti e artisti. A parte l\’Impero Tedesco il regno che nasceva, di fatto era accaduto due anni prima, era uno stato che per estensione fu secondo solo a quelli di Francia e Inghilterra dei quali probabilmente era però più ricco e potente. Sotto il profilo amministrativo quel regno aveva come centro la Magna Curia Regis (organo che con diverse modifiche resterà attivo fino al 1808) che era un consiglio de re ossia un organo centrale dell\’amministrazione formato da alcune figure centrali che erano i grandi ufficiali del regno e diversi funzionari minori. Le figure centrali di questo organo fatto sul modello islamico e bizantino erano: A) l\’ammiraglio che oltre che capo della flotta era anche capo del governo, B) il contestabile che era a capo dei servizi logistici dell\’esercito e che quindi era collegato strettamente all\’ammiragliato, C) il gran giustiziere che amministrava la giustizia soprattutto sulle controversie dei titoli di proprietà,  D) il gran camerario che gestiva le finanze e il tesoro in particolare la riscossione dei tributi provenienti dai feudi e aveva come strumento principale la "dohana" (il passato diwan) che a sua volta era divisa in due organi: uno si occupava di concessioni feudali e l’altro del demanio feudale e i villani che ivi vivevano,  E) il gran protonotaro o logotheta che deteneva funzioni di segreteria e quindi era il Primo Segretario del Regno, F) il gran cancelliere che presiedeva la curia, registrava e pubblicava le decisioni del re, G) il gran siniscalco che gestiva la casa reale, il personale, i palazzi regi e aveva funzioni protocollari. Accanto a questa struttura centrale c\’erano le magistrature locali che operavano sia in campo giurisdizionale che amministrativo ed erano i camerari regi e baiuoli (quest\’ultimi indicati dai primi). I baiuoli gestivano l\’amministrazione del tenimento cioè il vasto possedimento terriero statale, la giustizia, la polizia e le finanze e in queste attività avevano un grosso tasso discrezionale. Nell\’Europa Normanna quel regno e in particolare l\’isola di Sicilia erano tra le zone più ricche e avanzate del continente soggette a forti flussi entranti d\’immigrati in cerca di migliori condizioni. In Sicilia l\’agricoltura era molto sviluppata e attraverso i due suoi principali porti, Palermo e Messina, tra i maggiori d\’Europa, esportava in tutto il continente, nel Mediterraneo, in Nord Africa e Medio Oriente grosse quantità di grano, noci, olio, legname, formaggio, canapa, pelli e altro ancora rappresentando anche una fonte importante di materie prime per le città italiane come Genova. In realtà la situazione siciliana non fu mai tranquilla e i principali problemi non vennero tanto dai feudatari insulari che si erano ribellati al centralismo di Ruggero II (anche se in alcuni casi sfociarono in violenti scontri militari mai superarono lo stretto) quanto dai dissidi con il papa Innocenzo II che creò una vera coalizione continentale contro il regno. Ad insinuarsi in quel contrasto accorse Lotario che nel 1133 scese nella penisola per spodestare Anacleto ma che in realtà ne approfittò per farsi consacrare con il numerale II imperatore tedesco nella città di Piacenza. Eppure il nuovo sovrano germanico che  più che appoggiare Innocenzo voleva ristabilire lo sovranità imperiale in Italia riducendo l\’influenza dei Normanni del Sud (dopo l\’espulsione definitiva dei Bizantini dall\’Italia i tedeschi speravano di conquistare la penisola) capì che la situazione non era facile per lui e così decise di tornare in Germania anche perché in fondo aveva quello che gli premeva di più. Ma tre anni dopo grazie alle pressioni di Innocenzo l\’imperatore ridiscese nella penisola; Ruggero II preoccupato dalla forza militare dell\’impero decise di cambiare il titolo che gli aveva dato il Parlamento da re di Sicilia e d\’Italia al solo Re di Sicilia dimostrando la volontà di non avere intenzione di estendere i suoi confini oltre quelli che già deteneva lasciando il resto d\’Italia ai diritti dell\’imperatore e proponendo anche il vassallaggio del figlio omonimo che era duca di Puglia. Ma Lotario non prestò attenzioni a queste richieste e forte  anche dell\’aiuto finanziario e diplomatico della Costantinopoli di Giovanni Comneno e degli eserciti della Francia di Luigi VI e dell\’Inghilterra di Enrico I (oltre a città come Pisa, Genova e Venezia) scese nella penisola contro Anacleto e Ruggero arrivando a Roma dove riportò nella cattedra pontificia Innocenzo II (come nella prima discesa di Lotario l\’antipapa Anacleto si rifugiò nel Castel Sant\’Angelo) occupando alcune zone meridionali della Campania come le stesse Salerno, Napoli e alcuni territori della Puglia costringendo il sovrano meridionale a rifugiarsi nell\’isola di Sicilia. Ma nel 1137 Ruggero che rimase libero nella centrale Sicilia ebbe la meglio perché per gravi problemi di salute Lotario arrestò la sua avanzata in Basilicata decidendo di tornare in Germania morendo però in Tirolo, così il re siciliano torno nella penisola, riuscì a riprendere i territori perduti, punendo i feudatari che ne avevano approfittato per rendersi liberi e non si fermò in Italia tanto che una grossa flotta occupò l\’isola di Corfù, stabilendo basi di attacco presso Corinto e Tebe e minacciando gli stessi traffici marittimi di Venezia. Il nuovo imperatore Corrado Hohenstaufen aveva intenzione di continuare il conflitto siciliano ma sia la seconda crociata a cui partecipò sia alcuni problemi interni gli impedirono sempre di concretizzare l\’intervento. Intanto nel 1138 moriva Anacleto II, i cardinali che lo avevano eletto contrapposero a Innocenzo II un nuovo anti-papa ossia Vittore IV ma rendendosi conto che ormai l\’altro pontefice era ben saldo suo trono romano fecero marcia indietro sottomettendosi alla sua volontà e ponendo fine allo scisma all\’interno della Chiesa di Roma. L\’anno dopo il papa riaprì il conflitto con la Sicilia ma Innocenzo che si era messo egli stesso a capo del suo esercito fu fatto prigioniero dai nemici e così quello stesso anno cedette alle richieste di Ruggero II firmando il "Trattato di Mignano" dove accettava la corona siciliana dell\’Altavilla ma per non riconoscere la bolla di Anacleto diede luogo ad una vera finzione facendo risalire il primo riconoscimento ad un inesistente atto d\’investitura del papa Onorio II. Del resto la scomunica che il papa aveva lanciato contro il re siciliano non aveva sortito alcun effetto sulla Chiesa isolana che grazie alla Legazia restò fedele al sovrano, circostanza che in Sicilia aveva indebolito ulteriormente il ruolo del pontificato romano. Dopo il trattato anche Napoli, che non erano inclusa nell\’accordo e che era entrata in guerra con il monarca, decise di riconoscere Ruggero II proprio sovrano. Nel 1140 Ruggero approfittando di quel temporaneo armistizio con il papa convocò un\’assise ad Ariano, in Campania, dove alla presenza dei maggiori feudatari emanò, per la prima volta da parte di un sovrano medioevale, una carta costituzionale del suo regno; si trattava di un corpo di leggi (d\’influenza romana-giustinianeo, longobarda-franco e bizantina) che cerca di fare propri modelli precedenti creando le basi dei futuri stati sovrani e, considerando che disciplinava molti aspetti della vita del nuovo stato, costituirà anche il nucleo giuridico su cui si baserà nei sette secoli successivi la società del Sud. Quella carta, fatta di quarantaquattro paragrafi, che regolava nella quasi totalità l\’ordine interno e l\’amministrazione fiscale, i commerci e la giustizia (oltre alla parte matrimoniale solo in una disposizione, quella sulla successione testamentaria a favore dei poveri, c\’era una materia di diritto privato) se da una parte parlava anche di religione prevedendo punizioni per gli atei, apostati (convertiti dalla fede cristiana ad altre religioni) e chi faceva pratica di simonia ossia compravendita di cariche ecclesiastiche definendo la condizione della Chiesa di cui il re era protettore dandole una posizione di privilegio ma prevedendo dei poteri per i suoi membri che erano stabiliti dal sovrano che poteva anche limitarli (ciò portò ad altri dissidi con Roma), limitava il numero e in generale il potere dei feudatari che dovevano stare al di sotto di una monarchia con potere assoluto e di diritto divino per cui la Legge era emanazione del re che quindi stava al di sopra delle norme, stabiliva che chiunque si comportava in modo difforme dalla Volontà Sovrana poteva essere punito anche con la morte per crimine e tradimento dall\’altra riconosceva una serie di prerogative a favore dei corpi intermedi e diritti per le minoranze etniche e religiose del regno, isola di Sicilia compresa, e che potevano vivere in base alle leggi e usanze precedenti purché non in contrasto con il potere centrale (fatto unico per il Medio Evo), musulmani compresi, e gli stessi ebrei ottennero "protezione e salvaguardia regia". In quella costituzione venivano riconosciute le città libere ma il loro potere si limitava a questioni amministrative locali. e di fatto questa novità normativa stabiliva una serie di equilibri tra monarchia, Chiesa, feudatari e burocrazia centrale e locale che per secoli avrebbero retto le dinamiche del meridione. Subito dopo la Carta Ruggero introdusse anche una moneta unica nazionale (non era mai accaduto in tutta la penisola) quindi per l\’intero regno, il Ducato o Ducale dal nome del Ducato di Puglia che come abbiamo visto era il precedente titolo massimo di cui avevano goduto gli Altavilla. Per la prima volta il Ducato sostituiva le monete emesse dalle più potenti famiglie baronali che fino ad allora potevano creare denaro mentre ora veniva istituita una unica zecca statale che all\’inizio era a Brindisi e poi si sarebbe spostata a Messina. Accanto al Ducato c\’erano monete di taglio inferiori con scritte in latino, greco e arabo a testimonianza dei valori di tollearanza e integrazione di un regno multietnico. Interessante notare che fino a quel momento le monete recavano da una parte il volto di San Pietro (i duchi erano feudatari del papa) mentre adesso quelle nuove avevano da un lato il volto di Ruggero II e dall\’altro quello di Cristo a sottolineare che pur restando il rapporto feudale tra papa e sovrano meridionale il potere di quest\’ultimo proveniva direttamente da Dio e non dal suo intermediario sulla Terra. Anche se questa moneta non resterà oltre la fine degli 50 divenendo solo una unità di conto è anche vero che nei secoli che seguirono il Ducato diverrà moneta di riferimento per il mondo occidentale come ad esempio a Venezia. Ma torniamo ai tesi rapporto tra Ruggero II e il papa; infatti nonostante la consacrazione i dissidi con Innocenzo II non cessarono nel 1139 ma il re fece di tutto per riavvicinarsi al pontefice dimostrando disponibilità anche nella rinuncia di alcune prerogative della Legazia come la nomina dei vescovi eppure quei tentativi di conciliazione furono del tutto inutili.  Innocenzo non si fidava di Ruggero le cui mire erano un pericolo per la Chiesa e in fondo Ruggero non faceva altro che strappare piccoli territori papali al confine del regno siciliano e inoltre nonostante la rinuncia alla nomina dei vescovi continuò ad utilizzare in modo ampio i poteri del legato apostolico tenendo sotto stretto controllo le istituzioni papali all\’interno del suo stato. Stessa ostilità contro il sovrano venne dal successore, nel 1143, di Innocenzo ossia Celestino II che ai tempi del trattato di Mignano si era opposto fermamente tanto che appena eletto Ruggero II gli tolse le concessioni che aveva dato al precedente pontefice ossia occupando con truppe normanne la città papale di Benevento. Appena un anno dopo, mentre una delegazione di Celestino cercava di sbloccare la querelle di Benevento, il papa morì e al suo posto salì Lucio II ma nonostante la militata amicizia con il re la nuova delegazione pontificia non riuscì a raggiungere un accordo con il sovrano che così confermò le azioni aggressive contro lo stato del papa limitando i privilegi della Chiesa nel regno. Nel \’45 a causa di tumulti militari a Roma tra due fazioni pontificie morì anche questo papa e salì al trono di Pietro il pontefice Eugenio III ma anche con lui non migliorò la situazione tanto che Ruggero si rifiutò di partecipare alla seconda crociata in Medio Oriente (la prima fu quella iniziata nel 1096) anche perché il papa aveva chiesto aiuto all\’imperatore tedesco Corrado III succeduto a Corrado che nel \’54 scese in Italia sia per farsi incoronare imperatore a Roma sia per riprendere la campagna militare contro la Sicilia ma alla fine fu convinto dal seguito che si era portato dietro a tornare in Germania accantonando il progetto di conquista meridionale. L\’ultima papa dell\’era di Ruggero II fu, a partire dal 1153, Anastasio IV che però era piuttosto anziano e non dimostrò un forte polso nei confronti dell\’Altavilla. Sta di fatto comunque che tutti i papi successivi a Innocenzo II non vollero riconoscere, anche per la libertà di culto concessa nel Regno siciliano ai mussulmani, l\’investitura a Ruggero II e del resto nel Medio Evo il riconoscimento papale era fondamentale e senza ci si delegittimava agli occhi degli altri re e dei propri sudditi tant\’è che l\’imperatore tedesco definiva Ruggero come "bandito di Sicilia". Da qui una politica estera normanna aggressiva e quindi una potente flotta navale. In particolare per quanto riguarda le mire espansioniste lunga costa africana eravamo giunti alla decisione nel 1118 dell\’emiro tunisino Alì di liberare i mercanti isolani che in un primo momento aveva fatto arrestare ma quando questo sovrano morì e al suo posto salì al trono il figlio dodicenne Hassan la situazione si fece di nuovo difficile anche perché secondo Ruggero il nuovo signore d\’Ifriqiya non era all\’altezza del suo compito e così il re siciliano cercò un pretesto per invadere quel regno pretesto che trovò quando nel 1122 una flotta di pirati islamici della penisola iberica devastò la Calabria facendo schiavi diversi abitanti; il regno di Ruggero non era più sicuro e così il re decise d\’inviare una nuova flotta per la conquista della Tunisia considerata complice di quell\’atto piratesco. Le navi salparono quello stesso anno da Marsala, al loro comando c\’era Christodulo il cui vice era Giorgio Rozio D\’Antiochia un greco di origine siriaca che era stato al servizio dei  musulmani ma che aveva deciso di optare per i Normanni. La flotta puntava direttamente contro la capitale Mahdia ma quella spedizione fallì il suo obiettivo perché arrivata vicino le acque della città subì un feroce contrattacco da parte dei tunisini e del resto lo stesso Hassan aveva chiamato alla jihad il suo intero popolo tanto che numerosi islamici provenienti da diverse zone dell\’Ifriqiya parteciparono a quella battaglia. Anche se in quella situazione di grande confusione l\’emiro tunisino rischiò di perdere il controllo dell\’operazione quelli che ebbero la peggio furono i Normanni che nel frattempo erano approdati sulla costa; questi infatti furono costretti a fuggire lasciando una parte dei compagni nel campo che avevano allestito in un castello vicino la capitale e questi sfortunati commilitoni finirono per essere massacrati dai nemici mentre com\’era capitato all\’andata le stesse navi in rotta subirono anche i danni di una tempesta. E se Hassan divenne un eroe tra gli islamici, simbolo del riscatto del mondo arabo contro i crociati,  ovviamente per Ruggero quella impresa fu una sconfitta dolorosa anche se la rivincita sarebbe arrivata pochi anni dopo. Tra l\’alto il principale responsabile di quella sconfitta, Christodulo, rimase al comando della flotta come se nulla fosse accaduto venendone sostituito dall\’Antiochia solo nel 1125. Il sovrano siciliano si preparò alla conquista del Nord Africa anche attraverso delle alleanze militari con quei sovrani spagnoli che in quel periodo stavano effettuando la "reconquista" della penisola iberica e in questa politica di alleanze fu strumentale il suo matrimonio con Elvira figlia del re di Castiglia Alfonso IV e della principessa Isabella di Siviglia. Di fatto Ruggero II non era interessato tanto alla conquista territoriale del Nord-Africa, o almeno non era questo il suo obiettivo iniziale, ma alla creazione lungo il bordo meridionale della Sicilia di un\’area di sicurezza per rendere tranquilli i commerci del regno e impedire altre azioni piratesche a danno del suo popolo con grande nocumento per l\’economia. Questo obiettivo lo raggiunse negli anni successivi a partire dal 1134 con la ripresa della guerra; quell\’anno, infatti, l\’Antiochia si diresse con una nuova flotta nell\’isola tunisina di Gerba senza che il bey Hassan potesse impedire di perdere l\’isola tanto che per non peggiorare la situazione si dichiarò immediatamente suddito di Ruggero accettando il protettorato del Regno di Sicilia ma l\’Altavilla non si fermò lì e nel \’46 occupò la libica Tripoli e la zona della Sirte oltre che direttamente la capitale tunisina. In effetti Ruggero II voleva creare un vero impero africano tanto che nel \’53 tentò una nuova spedizione di conquista  contro la Tunisia del bey senza però riuscire ad andare oltre la presa del resto delle zone costiere ancora non conquistate. Ma nonostante tutto l\’isola aveva ormai creato, grazie anche all\’aiuto di alcune residue comunità cristiane-bizantine che risiedevano in quella zona, il "Regno Normanno del Nord Africa" (che il re voleva unire al Regno di Sicilia ma la morte glielo impedì) che andava dalla città di Bona nell\’estrema costa orientale dell\’Algerina a quella della città di Sirte e nell\’entroterra tunisino non oltre la zona desertica della città di Gafsa. Quelle zone furono rette da governatori nominati da Ruggero rappresentando un totale ribaltamento del potere politico rispetto al precedente periodo islamico quando la Sicilia dipendeva dall\’Africa settentrionale. La Sicilia controllava così il Mediterraneo centrale tanto che la sua flotta poteva tenere sotto stretta sorveglianza qualunque nave straniera che voleva attraversare il Canale di Sicilia. Ma la potenza militare ruggeriana si faceva sentire anche in altre aree non solo perché continuava a strappare nuovi piccoli lembi di terra dell\’Italia centrale a danno della Chiesa ma anche perché in quegli anni la flotta occupò pure dei territori tra l\’Adriatico e lo Ionio con la Dalmazia. Tra l\’altro riprendendo il progetto di Ruggero il Guiscardo Ruggero II tentò anche la conquista dell\’Impero bizantino approfittando della seconda crociata (11147-1148) in cui era impegnata Costantinopoli; infatti nel \’47 gli uomini delle navi dell\’Antiochia  presero l\’isola greca di Corfù quindi furono inviati contro la città di Corinto dove i Normanni si spinsero fino a saccheggiare la città interna di Tebe mentre nel \’49 la forza navale dell\’ammiraglio arrivò nelle acque di Costantinopoli dove furono lanciate frecce incendiare contro i palazzi imperiali ma oltre quell\’azione non si riuscì ad andare per cui si decise di ripiegare e tornare in patria, l\’Antiochia morirà quell\’anno o il successivo. Di fatto in quei decenni la Sicilia già ricca e potente divenne per circa un secolo la potenza dominante nel Mediterraneo. Torniamo alle questioni interne del regno; abbiamo scritto che sotto i Normanni il cristianesimo diventò la religione ufficiale eppure il prolungato mancato riconoscimento papale e il difficile rapporto tra Ruggero II e l\’aristocrazia normanna spinse frequentemente il sovrano ad affidarsi nel governo dello stato a personalità straniere ma anche a borghesi e islamici capaci, con esperienza e che non appartenevano alla classe dominante (abbiamo visto il caso dell\’ammiraglio Giorgio D\’Antiochia). Del resto Ruggero II non fu solo un sovrano bellicoso, fu anche uomo di grande cultura (come sappiamo parlava il latino, il francese, l\’arabo e il greco) e soprattutto si dimostrò aperto alle altre religioni e minoranze tant\’è che nella sua corte ma anche nella sua amministrazione statale si circondò di uomini di grande cultura e di ogni provenienza garantendo nel regno tolleranza per ogni fede ed etnia. Tra questi grandi intellettuali ricordiamo il geografo musulmano iberico o forse siciliano ma di famiglia andalusa Muhammad al-Idrisi che si stabilì a Palermo realizzando una delle principali opere medioevali di geografia con una vera e propria raccolta di carte geografiche "Il libro di Ruggero" che gli era stata commissionata dallo stesso re per aggiornare le informazioni sul mondo allora conosciuto  e in particolare il suo regno. In fondo per un secolo dalla conquista Normanna la lingua araba rimase quella ufficiale della corte, dell\’amministrazione e del governo e l\’idea l’idea di tolleranza religiosa che abbiamo dei Normanni di Sicilia è legata soprattutto al periodo di Ruggero II perché dopo di lui non sarà più esattamente così. Del resto se il periodo Normanno fu anche un momento di ri-cristianizzazione dell’isola in realtà soprattutto nella prima fase visse anche un ricca fase di eclettismo, convivenza e moderazione e anzi soprattutto nelle fasce più alte tale della scala sociale la convivenza finì con l’accettazione di stili di vita e aspetti culturali-artistici-architettonici tipici dell’Islam. Anche sul piano politico la presa di una società multietnica consigliò la creazione di istituti di governo e amministrativi che garantivano tale mediazione con il coinvolgimento in quelle sfere così alte anche della élite musulmana disinnescando il più delle volte tra le fasce più basse della popolazione saracena il pericolo dell\’insorgere di leader a capo di rivolte e movimenti indipendentisti. Ad esempio abbiamo accennato che un dicastero centrale dell’amministrazione normanna con poteri fiscali e finanziari e che era il vecchio diwan introdotto in Sicilia dagli islamici fu la dohana. Ma d’ispirazione araba (e greca) erano anche i titoli reali e il cerimoniale di corte tanto che fino a Guglielmo I il più alto funzionario della burocrazia regia aveva il titolo di “amir”, nonché la stessa concezione assolutistica della monarchia normanna che escludeva i feudatari dalla gestione del suo potere. Insomma l\’apparato ideologico e simbologico dei sovrani e in generale della monarchia normanna siciliana venne in gran parte preso a prestito dagli arabi utilizzando in particolare (poiché i piccoli staterelli islamici siciliani dell\’ultima fase islamica isolana non avevano costruito un vero e proprio modello regale) quello dei Fatimidi d\’Egitto che lo avevano elaborato in contrapposizione con i califfi di Baghdad. Come abbiamo visto nello stesso esercito l’elemento arabo era importante sia perché molti islamici combattevano fianco a fianco con i cristiani sia perché avevano un ruolo in sezioni chiave come la cavalleria leggera e la fanteria armata di archi e fionde e la stessa guardia personale dei Ruggero era composta solo da islamici. Del resto se da una parte in questo modo il sovrano si assicurava delle milizie senza dipendere dagli umori dei baroni (questi infatti dovevano assicurargli, come in tutti i regni feudali, un certo numero di militari) dall\’altra già abbiamo scritto che gli islamici vedevano nel re il loro protettore e servendolo si sentivano parte integrante di quel regno senza considerare che questi soldati di Allah accettavano operazioni che gli eserciti cristiani avevano difficoltà ad effettuare. Questa apertura verso il mondo maomettano dava indubbi vantaggi alla casa reale non solo perché poteva contare sulla fedeltà di uomini che non avevano scrupoli a combattere contro i cristiani nemici della monarchia sia perché inviando molti di questi saraceni in conflitti fuori dalla Sicilia li si allontanava da legami con il territorio, la famiglia e la società di origine tanto che i monarchi oltre che per le tasse che dovevano pagare per praticare la loro fede non avevano nessun interesse che questi soldati si convertissero al cristianesimo e anzi spesso osteggiavano questa possibilità. Persino nella sistema monetario siciliano si evince questo multi-etnicismo con legende ed effigi prese anche in prestito dagli arabi. Questa politica favorevole all’Islam (ma solo per pura convenienza) permise a molti ricchi maomettani di tenere i loro beni e le loro terre e così molti preferirono convertirsi considerando che, date le condizioni favorevoli, non era un peso così gravoso anche perché per accedere alle alte cariche dello stato bisogna diventare cristiani. Le chiese greche, più vicine allo "spirito" musulmano, favorirono questo passaggio offrendo ai nuovi battezzati ex islamici un periodo intermedio di rito “orientale” con l’uso dello stesso arabo nella liturgia religiosa. Ma se nei primi decenni del nuovo dominio prevalsero nell’amministrazione le influenze bizantine e quindi la lingua e la cultura greca l’influsso arabo divenne preponderante con il trasferimento della capitale a Palermo. Quindi quando morì Ruggero II nel 1154 lasciò un regno ricco e potente, circondato da grandi nemici e non uniforme sotto il profilo etnico, linguistico e religioso anche se almeno fino a quel momento le diverse popolazioni che ivi vivevano, siciliani nativi e Latini del Centro-Nord Italia, Normanni-Francesi del Nord, Longobardi, Arabi-Berberi Mussulmani, Ebrei, Greci-Bizantini, vissero abbastanza in armonia. Come abbiamo accennato e come vedremo anche in seguito la stessa arte che fiorì durante la fase Normanna fu un misto di stili diversi: arabo ma anche bizantino, normanno, latino.

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