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Sicilia: tra storia ed eclissi solari totali, dal V al IV sec a. C. [2°11°]

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[Fonte: Alessandro451 wikipedia.org]
Particolare delle mura di Gela fatte costruire da Timoleonte

di Luca Rao, teosat@libero.it                                     
                                                                                11° puntata

309 a. C. SICILIA (ECCETTO SUD-EST) PANTELLERIA, EGADI, EOLIE

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[Fonte: wikipedia.org]
Il tiranno siracusano Dionisio I


STORIA

19b) Il capitolo precedente lo abbiamo chiuso con la pace del 391 a. C. tra Siracusa e Cartagine; la quiete durerà una decina di anni ma sempre con la prospettiva di una nuova guerra inoltre in quel periodo alcune città alleate di Dionisio I come Messina, Taormina, Agrigento e Reggio si sfilarono perché insofferenti dello strapotere siracusano e di questa situazione ne approfittò Cartagine stringendo alleanze con alcune di loro. In effetti in quegli anni a Siracusa Dionisio più che costruire templi e palazzi si dedicò alle sue mura e fortificazioni. Siracusa era diventata così potente (a tutti i Greci la città appariva come la vera capitale dell\’isola nonostante l\’esistenza formale della sovranità delle singole polis) che la politica bellicosa di Dionisio continuò anche fuori; nella guerra tra Sparta e Atene si alleò di nuovo con la prima ma le mire espansionistiche della città si concentrarono sull\’Italia meridionale e così l\’avanzata dell\’esercito continuò pure oltre l\’isola. Conquistata Reggio molte città peninsulari organizzarono la "Lega Italiota", un\’alleanza politico-militare di alcune città della Magna Grecia (di cui, a differenza di quello che credono in molti, la Sicilia non fece mai parte pur condividendo la stessa cultura) contro Siracusa e le sue alleate di quell\’aria ossia Locri e Lucania. Ma tra il \’92 e il 389 a. C. Siracusa sconfisse la Lega cercando però un accordo con le città battute ma trasferendo il potere di quella coalizione a Taranto che mirava a rapporti pacifici con la potenza siciliana. Con quella vittoria i Siracusani dilagarono per numerosi territori da Sud a Nord della Calabria e tra le città della Magna Grecia si allearono con Siracusa Locri e la Lucania. Il confine del dominio di Siracusa si spostava oltre lo stretto e veniva stabilito nella zona della città di Skylletion (l\’attuale Squillace) all\’altezza dell\’istmo della Calabria centrale e in quelle zone Dionisio fece un\’alleanza con le tribù lucane e celtiche proclamandosi difensore dei Greci contro i Cartaginesi e quindi amico dei barbari alleati con i primi. In disaccordo con Leptine che guidava la flotta e il consigliere ex alleato Filisto il tiranno mandò entrambi in esilio. Per la prima volta un tiranno siciliano allargava il suo dominio anche su parte del Sud Italia peninsulare (fino al tarantino e l\’Adriatico da dove voleva partire per la conquista dell\’Epiro) nominandosi re. Regio che si era opposta al potere siracusano rimase isolata e nel \’36 dovette arrendersi dopo essere stata distrutta creando un\’onda d\’indignazione tra le genti greche. Ma Siracusa era forte e circondata da potenti alleati in particolare Sparta (che dopo la guerra del Peloponneso terminata del 404 era diventata la più invincibile città del mondo greco) sostenendola persino nella guerra contro Corinto, del 395-386 a. C., che aveva fondato la città aretrusea. Tra l\’altro in quegli anni visse in città visse il filosofo e astronomo Iceta che credeva all\’esistenza di un\’"antiterra" e fu il primo ad affermare che "la terra si muove secondo un circolo" affermando che il movimento quotidiano delle stelle "fisse" in realtà fosse conseguenza della rotazione terrestre sul suo asse e da qui l\’altra idea secondo cui "tutto nell\’Universo è immobile, eccetto la Terra". Dunque la sua era una concezione geocentrica  tanto che lo stesso Niccolò Copernico lo considerò un precursore del suo sistema astronomico. Ma torniamo alle questioni politiche; Dionisio mandò le sue truppe persino in alcuni territori etruschi occupando la stessa Pyrgi, l\’attuale Santa Severa in provincia di Roma e nell\’84 saccheggiò Cerveteri. Lungo la zona adriatica i Siracusani si spinsero oltre il meridione, si opposero alla pirateria illirica stringendo allo stesso tempo un patto, fondarono colonie come Ancona, Numania, la stessa Adria nell\’attuale provincia di Rovigo e proseguirono lungo la sponda opposta del Mar Adriatico dove nella zona dalmata posero le prime pietre di altre colonie, Spalato, Trau, Lesina (l\’ex Dimos), Lissa (ex Issa) e Curzila (l\’ex Korkyra Melania tra le isole della Dalmazia croata). In seguito si spinsero sulle zone tirreniche settentrionali prendendo l\’Elba e gran parte della Corsica per indebolire l\’alleanza tra Etruschi e Cartaginesi. In questo modo Siracusa finì per controllare il commercio navale del grano dalla zona padana al mondo greco competendo con gli stessi Etruschi. Del resto con la fondazione delle colonie Dionisio ne approfittò per spedire gli oppositori del suo governo assoluto. Lo stato fondato da Dionisio era di tipo federativo diviso in province che ispirò le future Macedonia di Alessandro Magno e Roma. Ma nonostante questa grande espansione di Siracusa che firmò un accordo anche con i Galli la città non riuscì ad unificare l\’intera Sicilia sottomettendo le altre etnie. Del resto una nuova guerra con gli africani conflagrò nel 382 a.C., la quinta campagna siciliana di Cartagine, e questa volta i nemici di Siracusa avevano dalla loro gli italioti e nel \’79 Siracusa dovette cedere Thermai, Selinunte ed Eraclea. Eppure dopo alterne vicende e battaglie spesso inconcludenti con rovesci delle fortune sia degli uno che altri, dove in una di queste morì il fratello del tiranno Leptine, le due città firmarono (soprattutto dopo una battaglia presso l\’attuale Monte San Calogero, vicino Sciacca, in cui Siracusa soccombette) un nuovo accordo nel \’74 a.C. che però sancì il dominio africano sulla Sicilia occidentale con confine sul fiume Platani, una linea di demarcazione che sarebbe rimasta immobile per circa un secolo. Ma anche questa volta si trattò di una tregua; nel 367 a. C. Dionisio tentò di cacciare i Cartaginesi dalla Sicilia e inevitabile fu un nuovo conflitto; l\’esercito siracusano riuscì ad occupare Selinunte, Erice ed Entella ma proprio quando quello stesso anno stava iniziando l\’assedio della fortezza di Lilibeo una flotta africana riuscì a battere i Siracusani salvando la città ma quello stesso anno morì Dionisio I (sulle cause ci sono diverse versioni). Su Dionisio ci sono molte leggende soprattutto sulla sua crudeltà; sicuramente amava circondarsi di poeti e letterari ma si dice che temeva di essere ucciso persino dai familiari fidandosi solo di pochissime persone e che in una grotta artificiale, Orecchio di Dionisio, fece rinchiudere il poeta Filosseno colpevole di non amare le sue doti letterarie mentre sembra rispondente al vero il racconto secondo cui il tiranno vendette come schiavo il filosofo greco Platone anche perché questi che auspicava una tirannide morbida che faceva gli interessi solo del popolo si disse deluso del modo in cui il signore di Siracusa esercitava il potere. Sul tipo di dominio che Dionisio esercitò sulle città siciliane non si può parlare di una vera e propria sovranità statale unificatrice perché Siracusa non riuscì mai a determinare davvero gli equilibri e le dinamiche interne delle polis sottomesse. Con il passare degli anni la tirannide diventava sempre più insostenibile e soprattutto alla morte di Dionisio I seguì un periodo molto instabile per il governo siracusano; il successore fu il figlio chiamato Dionisio II "il Giovane" che all\’inizio governò sotto tutela dello zio Dione che però contese il potere al nipote la cui ferocia non era minore di quella del padre provocando sommosse e lotte intestine che coinvolsero anche città vicine a Siracusa. Dionisio che preferì risiedere spesso a Locri, in Calabria, e che rinnovò la pace con Cartagine, appoggiò il popolo dei Latini in guerra contro Roma, riprese a interessarsi delle zone adriatiche e per questo richiamò Filisto che propugnava questa politica. Ma come abbiamo scritto il figlio del primo Dionisio era un tiranno molto violento e se da una parte Filisto lo sosteneva in questa direzione lo zio che era un fautore della filosofia di Platone (tanto da richiamarlo nel \’66 a Siracusa per cercare, invano, di modificare la politica del nuovo tiranno che invece lo tenne di fatto prigioniero in città) lo contrastò tanto che Dionisio II lo cacciò nel \’66. Dione passo un decennio ad Atene presso l\’accademia dove si era trasferito lo stesso Platone tornato da Siracusa e i due approfondirono insieme gli studi. Ma Dionisio cambiò idea e tentò di riconciliarsi con Platone convincendolo nel \’61 a tornare a Siracusa; i buoni rapporti tra filosofo e tiranno durarono un solo anno e ancora una volta Platone fuggì. Di fatto Dionisio era un dispotico anche con le persone più vicine cosa che si era vista pure quando a causa di una rivolta dei mercenari era stato spedito in esilio il comandante della guardia del corpo del tiranno, Eracleide, che si trasferì ad Atene entrando in contatto con Dione. Platone tentò di fare riconciliare zio e nipote e così Dione credendo nella buona fede del tiranno tornò a Siracusa dove però Dionisio lo tenne praticamente in prigione per un certo periodo, confiscò i suoi beni e diede in sposa la moglie ad un altro uomo. Il bicchiere era colmo! Nel 357 a. C., approfittando della circostanza che Dinoisio II si trovata in Calabria Dione (appoggiato dalla stessa accademia di Platone, che però preferì rimanere neutrale, e forse dai Cartaginesi) organizzò un esercito di mercenari raccolti a Corinto, partì dall\’isola greca di Zante e sbarcò a Eraclea Minoa; sull\’isola si unirono Sicani, Siculi e Sicilioti di varie città come Gela, Camarino e Agrigento. I nemici di Dionisio entrarono a Siracusa usurpando il potere del tiranno che tentò di riprendere la città ma sconfitto in battaglia fu costretto all\’esilio a Locri. Dione ottenne dall\’assemblea del popolo la nomina di stratega autocratico e lo esercitò, un potere, a differenza dei due Dionisio, conservatore (tanto che aveva messo in disarmo la flotta navale sciogliendo gli equipaggi), insieme al fratello Megacle mentre nominò comandante della flotta lo stesso Eraclide che sconfisse la flotta di Dionisio guidata da Filisto. Ma anche il potere di Dione non fu saldo tanto che lo stesso Eracleide lo accusò di avere trattato con Dionisio durante la sua fuga e di essere condiscendente verso suo figlio Apollocrate che con un piccolo esercito ancora controllava Ortigia l\’ultimo baluardo del potere siciliano di Dionisio. A quel punto Dione e il fratello furono cacciati ma a causa del governo autoritario di Apollocrate e temendo il ritorno in patria di Dionisio che cercava di scendere di nuovo in Sicilia i Siracusani (ricordiamo che erano sempre coinvolti anche i gelesi che continuavano a restare sotto lo stesso signore di Siracusa) pentiti di avere mandato via lo zio dell\’ex tiranno gli riaffidarono il potere che così poté sconfiggere definitivamente Dionisio e il figlio che si rifugiarono di nuovo a Locri. Libero dai Dionisii Dione cercò di creare una nuova costituzione secondo i principi platonici che prevedeva un modello misto aristocratico e democratico inspirati a Sparta e Creta. Ma nonostante all\’inizio Dione si fece affiancare da un consiglio finì per diventare esso stesso sempre più tirannico senza riuscire a conquistare i Siracusani alla causa della sua nuova costituzione. Lo scontro con Eraclide fu di nuovo inevitabile e Dione lo fece uccidere alimentando ancora di più le voci sul suo dispotismo sempre più distante dagli ideali di Platone che aveva professato per anni e quindi non fu un caso che nel \’53 fu a sua volta assassinato da una congiura di palazzo guidata dall\’ateniese Callipo che era un generale anche lui di fede platoniana e che aveva accompagnato Dione nella riconquista di Siracusa. Probabilmente Dione non era un vero dispotico anche perché se lo fosse stato avrebbe potuto legare fedelmente a sé i mercenari. Egli voleva una repubblica ma, secondo i principi platonici, con orientamento aristocratico e non democratico ma la idee propagandistiche democratiche di Eraclide e la sua scarsa capacità comunicativa non gli permisero di avere il sostegno della maggioranza dei Siracusani. Callipo salì al potere al posto di Dione; conquistò Catania e altre città che si erano opposte al suo colpo di stato ma nonostante la sua filosofia platonica creò un sistema ancora più tirannico di quello del predecessore tanto che fu esiliato appena un anno dopo da Ipparino figlio di Dionisio I (esiliato da Dione insieme al fratello Dionisio II) che prese il potere della città. Ma anche questi esercitò il governo in modo dispotico tanto che nel 351 a. C. venne assassinato e sostituito dal fratello Niseo (si racconta che fosse odiato dal popolo, alcolizzato e conducesse una vita dissoluta) fino al \’46 quando fu scalzato dal ritorno del fratello Dionisio II che lo esiliò. L\’aristocrazia della città non poteva accettare il ritorno del vecchio tiranno ma chiese aiuto ad un altro tiranno, Hiketas o Iceta da Lentini. Dionisio si chiuse ad Ortigia cercando di resistere alle forze di Lentini e altre città coalizzate; a quel punto i Siracusani si rivolsero prima a Sparta che essendo indebolita da sconfitte militari non poté intervenire e quindi alla loro città madre, Corinto. Questa situazione turbolenta aveva indebolito il dominio siracusano tant\’è che già subito dopo la morte di Dionisio I la città iniziò a perdere il controllo dei territori oltre lo stretto, Reggio si liberò nel \’51. Del resto con un trattato di pace con Cartagine firmato nel 348 a. C. Roma, che iniziava a diventare una potenza di una certa entità, riconobbe l\’epikrateia degli africani. Prima di questo atto internazionale la città laziale aveva avuto rapporti commerciali limitati con la Sicilia mentre con quell\’accordo avrebbe iniziato ad avere diverse relazioni commerciali con le città puniche siciliane. La "provincia" cartaginese in Sicilia era diversa da quella che sarebbe stata quella romana siciliana perché la prima non aveva una magistratura o un governo centrale, non aveva interesse a fondare colonie e popolarla con africani ed era organizzata solo in modo che i centri isolani versassero ai funzionari africani il tributo di sottomissione, la decima del prodotto agricolo. Del resto i Cartaginesi erano meno dispotici in Sicilia rispetto ad altre zone del mediterraneo sotto il loro controllo perché qui erano interessati a crearsi, in una regione che controllavano solo in parte, una rete di simpatie e alleanze garantendosi un flusso continuo di merci tra l\’isola, l\’Africa e l\’Italia peninsulare e un\’area di sicurezza militare a Nord delle coste tunisine. Ma torniamo alla richiesta di aiuto dei Siracusani a Corinto; la città ellenica inviò dei mercenari guidati dal comandante e nobile Timoleonte o Timoleone, sarà proprio lui, nel \’44, a entrare a Siracusa. Evitando le navi di Cartagine alleate con Lentini e che volevano impedirgli di sbarcare Timoleonte attraccò a Taormina, qui la città del tiranno Andromaco gli permise di allestire un quartiere generale da dove, alleandosi anche con il tiranno catanese Mamerkos, partì l\’attacco contro Dionisio. Timoleonte che fece leva sulla propaganda nazional-ellenistica, sulla lotta dei Greci contro i barbari sconfisse Iceta ad Adrano che con Dionisio asserragliato ancora a Ortigia si era auto-proclamato signore di Siracusa e fatto un accordo con Cartagine per prendere il potere della città (gli stessi generali di Dionisio pur di tentare la difesa di Siracusa si erano alleati con i Cartaginesi) e del resto nel \’45 gli africani avevano approfittato della dissoluzione del potere siracusano inviando sull\’isola un possente esercito guidato dal comandante Hanno. Con la sconfitta di Adrano anche città come Tindari passarono con Timoleonte che rafforzò la sua posizione quando Dionisio ormai in una situazione disperata si accordò con lui per andare in esilio a Corinto. Ma Timoleonte restava asserragliato a Siracusa stretto nell\’entroterra dall\’esercito di Lentini e dal mare dalla flotta cartaginese e se ricevette aiuto dalla sua terra d\’origine anche a Iceta arrivarono rinforzi dagli africani che nel \’43 attaccarono Catania da cui partivano i rifornimenti all\’isola di Ortigia senza però riuscire a prendere la città. Quello stesso anno le truppe di Corinto entrarono dallo stretto con l\’appoggio di Messina; Magone che guidava la flotta cartaginese sospettoso di un possibile accordo tra Iceta e i Corinzi decise d\’imbarcare tutte le sue forze e fare ritorno in patria lasciando da solo l\’ex alleato che così abbandonò le operazioni di attacco a Siracusa e si rifugiò nella sua Lentini. Timoleonte poté entrare nel resto della città di Siracusa come trionfatore divenendo quello stesso anno il nuovo signore assoluto ma questa volta ben voluto dal popolo. Il neo-signore fece radere al suolo la fortezza di Ortigia per non dare adito a sospetti, come quelli che pesarono su Dione, di volersi chiudere in un castello dorato ben protetto contro i Siracusani e al posto dell\’ex edificio militare costruì un palazzo adibito all\’amministrazione della giustizia. In pochi anni il nuovo tiranno diede alla città istituzioni più democratiche anche se evitò di scrivere precise regole costituzionali precise per creare una situazione d\’incertezza tale da consentirgli di governare come capo militare senza confrontarsi con gli organi politici o decidere di volta in volta se coinvolgerli o meno e ciò gli fu possibile grazie all grande consenso di cui godeva da parte di una cittadinanza stanca dell\’anarchia e paga di un sovrano forte e a ciò si aggiunse la posizione dei nuovi immigrati che dovevano tutto a Timoleonte. Come spesso era accaduto in passato Siracusa funse da modello per molte altre città isolane sia greche che di altri gruppi etnici che la imitarono scacciando i loro tiranni aiutati spesso dallo stesso Timoleonte che mai negò l\’appoggio richiesto approfittandone per conquistare vasti territori; nel \’42 tentò, senza riuscirci, la presa di Leontini ma anche un nuovo conflitto con Cartagine (appoggiata da Iceta) era inevitabile e scoppiò quello stesso anno quando gli africani intenzionati a impossessarsi di tutta l\’isola misero in sesto una potente flotta che approdò vicino Lilibeo in direzione di Siracusa. Qui Timoleonte organizzò un esercito iniziando la marcia verso quello africano formato da circa 70 mila elementi che erano anche Libici, Galli, Liguri, Iberici e comandati dai generali Amilcare e Asdrubale. Nella marcia verso Ovest i Siracusani conquistarono territori in mano agli africani alleandosi anche con i Sicani e i Siculi che si misero sotto la loro autorità. Del resto la politica del tiranno favoriva questi accordi perché non mirava come i predecessori a estendere tout-court la sovranità territoriale di Siracusa ma tentava di creare una "simmachia" ossia un\’alleanza militare di comunità sì soggette all\’autorità della città aretrusea ma allo stesso tempo autonome e con pari diritti tra quelle greche e appartenenti ad altri gruppi etnici tanto che anche lo stesso Iceta si alleò con Timoleonte. I due eserciti si scontrarono nel \’41 in una battaglia campale presso Crimiso (l\’attuale Fiumefreddo), vicino un fiume nei pressi di Segesta, dove ad avere la peggio furono gli africani nonostante la loro schiacciante superiorità numerica. Ma la politica panellenica di Timoleonte che quindi andava oltre la Sicilia iniziò a preoccupare gli alleati sicelioti che temevano che a lungo andare una Siracusa potente alleata con le polis della penisola ellenica finisse per dare al signore aretruseo una supremazia tale da poter rovesciare gli altri tiranni come lo stesso Iceta e tale situazione portò gli alleati di Siracusa a passare con Cartagine, tra questi oltre lo stesso tiranno di Lentini anche Mamerkos e Hippon di Messina. Nonostante alcune prime vittorie da parte degli africani alla fine questi ebbero la peggio, nel \’39 i siracusani catturarono e condannarono a morte Iceta, il figlio e il resto della sua famiglia, sconfissero anche Mamerkos e Hippon e fu strappata ai Cartaginesi, dopo quasi 70 anni di dominio, la città di Agrigento, caddero sotto il dominio siracusano anche la cartaginese Entella e altre città africane del Tirreno nonché diverse zone sicane e sicule. Siracusa poté così imporre ai Cartaginesi un nuovo trattato di pace che li relegava ad Ovest del fiume Platani e imponeva loro di lasciare liberi i cittadini Sicelioti che vivevano nell\’epikrateiae di trasferirsi a Siracusa. Era un trattato non troppo duro con i Cartaginesi (Siracusa era ancora in guerra con alcuni tiranni sicelioti e quindi era interessata a rompere il fronte filo-carataginese), che però dovevano astenersi dall\’allearsi con altri tiranni siciliani. Si può dire che dal \’37 Timoleonte aveva cacciato tutti i tiranni dall\’isola eccetto, forse, Andromaco di Taormina alleato con Siracusa e che comunque era considerato un sovrano costituzionale. Sotto Timoleonte la Sicilia, almeno buona parte dell\’isola, visse un periodo di forte crescita economica e artistica e la stessa Siracusa dissanguata dalle guerre civili precedenti grazie all\’appello del tiranno rivolto a tutti i Greci del Mediterraneo fu ripopolata da migliaia di persone, si calcola circa 60 mila (tra cui Agatocle il futuro tiranno siracusano), provenienti, come scritto, dalle zone greche della penisola e Corinto e attirati dalle terre che Timoleonte mise a loro disposizione, dai prezzi di favore e i sussidi per i più poveri inoltre Siracusa fu arricchita di splendidi palazzi. Così come avveniva nelle città della Grecia il signore siracusano riformò nel \’38 gli organi amministrativi democratici cittadini facendosi affiancare come suoi consiglieri dai corinzi Kephalos e Dionysios che pur rispettando le nuove tendenze democratiche scrissero una legislazione di stampo oligarchico assicurando il potere ai gruppi aristocratici e in genere delle classi alte. L\’arrivo d\’immigrati fuori dalla Sicilia e la loro naturalizzazione riguardò anche altre città come Gela, Akragas (queste città vissero una specie di seconda rifondazione), Kamarina, Agira e forse Megara e Naxos che erano state demograficamente spogliate dalle guerre. Del resto molte di questi centri come Gela e Agrigento si abbellirono di numerose costruzioni e templi. Le decisioni economiche e sociali del tiranno di Siracusa ebbero delle profonde conseguenze sull\’intera isola ma i risultati furono in chiaroscuro: infatti se da un lato l\’isola tornò ad essere una importante regione produttrice di grano allo stesso tempo la politica della simmachia che procurò al signore di Siracusa molte simpatie fuori dalla sua città era, in un\’epoca ellenistica ormai al tramonto, superata e non avrebbe resistito davanti gli esordienti stati nazionali territoriali come quello macedone. Insomma se Dionisio I che tentò di unificare l\’intera Sicilia sotto il suo potere anticipò i tempi Timoleonte come esponente della cultura greca delle polis guardò indietro. Nel 336 a. C. a causa della sua salute cagionevole Timoleonte si ritirò dal potere anche se l\’assemblea popolare poteva interpellarlo per qualunque questione fondamentale, fino alla morte avvenuta nel \’35 fu ben voluto e ai funerali, venerato come un vero ecista di Siracusa, gli furono tributati grandi onori, circostanza rara per un tiranno che in genere terminava la vita ucciso o in esilio. Con l\’uscita di Timoleonte si dissolse ben presto il suo lascito politico: le poleis alleate con la città aretrusea iniziarono subito a riprendersi l\’autonomia persa mettendo però a rischio la loro integrità davanti il pericolo cartaginese mentre nella stessa Siracusa scoppiarono altri dissidi come quello che vide contrapposti nuovi e vecchi cittadini sulle regole da usare per dividere le terre. Ma i dissapori riguardarono anche le varie fazioni politiche in particolare all\’interno del consiglio oligarchico composto da 600 individui subito formatosi con la morte di Timoleonte e diviso tra i fautori della democrazia e quelli pro-oligarchia. In particolare a contendersi il potere c\’erano due membri di questo organo voluto dall\’ex tiranno ossia il politico Sosistrato ed il condottiero Eraclide, entrambi appartenenti al gruppo oligarchico. Il primo grazie a delle guerre vittoriose combattute nella parte meridionale della penisola italiana sia alla difesa vincente dei Crotonesi contro l\’assedio dei Bruzi e dei Locri ma anche massacri e tradimenti in patria mise in piedi un governo dispotico finendo per farsi odiare dalla popolazione e in particolare la fazione democratica che insieme al suo gruppo lo fece esiliare con una inevitabile guerra tra le due fazioni e intromissione dei Cartaginesi che difesero gli esiliati riuscendo a farli rientrare in città. Eraclide che forse governò insieme allo stesso Sosistrato e che con questi arrivò al potere tra soprusi, omicidi e tradimenti non fu meno violento e tiranno. Di fatto sembra che i due uomini politici governarono insieme e riuscirono a cacciare i 600 senatori nominati tra i cittadini più ricchi che erano stati chiamati a prendere l\’eredità di Timoleonte gestendo la città con un sistema oligarchico moderato e attento ai bisogni popolari. In questa situazione confusa ne approfittò il capo della fazione democratica, Agatocle; era figlio di un mercante di ceramiche che, grazie alla sua relazione con un certo Dimas che era uno stratega e influente cittadino siracusano, le sue doti in guerra, quelle oratorie e la sua bellezza fisica era riuscito a diventare un ufficiale dell\’esercito sposando una vedova di un ricco ufficiale ereditandone i beni. Si era distinto anche nella battaglia a difesa di Crotone senza però un riconoscimento da parte dell\’invidioso Sosistrato il quale anzi come abbiamo scritto nel 330 a. C. aveva cacciato la fazione democratica tra cui lo stesso Agatocle perché temeva che potesse prendere il potere. I momentanei vincitori che uccisero anche molti democratici s\’impossessarono dei beni dei perdenti e le ambizioni di Sosistrato e del suo fedele Eraclide portarono di nuovo Siracusa ad una politica espansiva fino all\’assedio di Regio Calabria. Ma Agatocle (negli anni in cui era stato cacciato aveva compiuto delle azioni di pirateria contro la stessa Siracusa e avere fatto il mercenario per alcune città della Magna Grecia) decise di organizzare un gruppo di ex Siracusani cacciati da Sosistrato per difendere Regio riuscendo a impedire la presa della città. Indeboliti dalla sconfitta Sosistrato, Eraclide e altri appartenenti alla oligarchia che li appoggiava furono cacciati da una rivolta cittadina democratica che richiamò in patria Agatocle, siamo nel \’22. Abbiamo sottolineato l\’alleanza tra Cartagine e oligarchi che avevano chiesto aiuto a Cartagine (fino a quel momento la città africana era stata interpellata in caso di scontro tra polis e mai per contrapposizioni all\’interno di una stessa comunità cittadina) mentre i democratici si rivolsero ad Acestoride che era stato nominato dal defunto Timoleonte capo dell\’esercito popolare di Siracusa e che fu messo a capo dei democratici e quindi Siracusa; questi però iniziò a temere le mire di Agatocle e cercò di farlo assassinare ma il militare riuscì a fuggire di nuovo da Siracusa. In fuga si alleò con alcune città interne e soprattutto Morgantina colonia siracusana che aspirava a liberarsi dal suo gioco e che quindi nominò l\’esiliato capo del suo esercito che così dopo avere conquistato Lentini si mosse contro i suoi nemici. In un primo tempo Agatocle tentò di prendere la città ma visto la difficoltà dell\’impresa decise di mettersi d\’accordo con il generale di Cartagine Amilcare promettendogli che una volta diventato signore siracusano avrebbe garantito gli interessi africani; l\’accordo fu firmato e nel \’18 con il condottiero Amilcare II. Quello stesso anno Agatocle si fece nominare nuovo signore della città con il titolo sconosciuto di "strategós e tutore della pace" del regno con pieni poteri con la promessa di rispettare l\’ordine in vigore. Ma lo stratega non rispettò quell\’accordo e forte dell\’appoggio delle classi più popolari a cui aveva promesso delle riforme democratiche eliminò migliaia di oppositori soprattutto tra gli aristocratici, compresi i 600 senatori che governavano la città con lui, cacciandone altre miglia che si rifugiarono nella città rivale di Agrigento. Furono saccheggiate le loro case, violentante le donne e altri orrori venero perpetrate sugli oppositori e presunti tali con l\’esercito del tiranno che fu lasciato libere di fare ciò che voleva rubando e razziando. A quel punto Agatocle fece finta di volersi ritirare a vita privata ottenendo così la supplica per restare (ma è più probabile che gli annichiliti cittadini sopravvissuti e terrorizzati dai militari preferirono tacere) accettando, siamo nel \’17, la nomina di stratega autocratico che di fatto dava una parvenza di legalità a quello che ormai era una tirannide. Libero da ogni opposizione Agatocle cambiò registro cercando di apparire mite e saggio, distribuì ai poveri terre e averi appartenenti agli oligarchi eliminati, mise in ordine le finanze della città e rafforzò la flotta e le truppe. Queste ultime decisioni furono prese in vista di una politica estera offensiva ed espansionistica tanto che combatté sia contro le altre città greche siciliane conquistando nel \’15 Messina (che non fu distrutta solo per l\’intervento dissuasivo di Cartagine) sia contro gli odiati africani e nel \’14 mise a ferro e fuoco le campagne agrigentine organizzando una spedizione punitiva contro gli esiliati oligarchici che si erano rifugiati ad Agrigento (qui rischiando la sua stessa vita uccise Sosistrato). L\’anno dopo la coalizione anti-siracusana formata dalla stessa Messina, Agrigento e Gela che si era momentaneamente staccata dalla città accettò un trattato di pace a cui aderì anche Cartagine e che riconosceva da una parte l\’egemonia siracusana e dall\’altra l\’autonomia formale delle città siciliane da Siracusa. Nel 311 a. C. con un vasto territorio sotto controllo Agatocle ruppe il trattato di pace con gli africani iniziando una nuova campagna di conquista dei territori cartaginesi devastando di nuovo il circondario agrigentino e occupando Gela; si formò una nuova coalizione costituita da Cartagine, Messina, Camarina, Lentini, Catania e Taormina che marciò contro la comune nemica mettendola sotto assedio per mare e terra L\’anno dopo Cartagine rispose con la sesta campagna siciliana mettendo spedendo flotta ed esercito affidati allo stesso Amilcare che alleato con Agrigento, Gela e Messina riprese i combattimenti contro Siracusa che al principio conquistò altri territori dell\’epicrazia ma quello stesso anno fu sbaragliata dagli africani nella battaglia di Imera (o di Ecnomo). A quel punto molte città passarono con Cartagine e l\’anno dopo iniziò l\’assedio di Siracusa; nel 309 Agatocle convinto che fosse inespugnabile invece di limitarsi a difenderla come era successo in passato decise di partire con una flotta per colpire direttamente Cartagine (ma puntano verso Nord, il messinese, più libero dalle flotte africane) affindando la cura della città al fratello Antandro. Il tiranno voleva tagliare i collegamenti tra truppe in Sicilia e rifornimenti in Tunisia costringendole a tornare a casa, per finanziare l\’impresa usò senza scrupoli la forza contro i più ricchi cittadini e avversari politici siracusani. Fu proprio durante quel tragitto che Agatocle fu sorpreso sul mare dalla eclissi di Sole, evento descritto da Diodoro Siculo.

ASTRONOMIA

L\’eclissi totale iniziò sull\’Atlantico tra Madeira e le Canarie e terminò sul Pacifico, esattamente sul mare omonimo delle Filippine. Durata massima del fenomeno sull\’Afghanistan Nord-orientale: 5m. L\’eclissi di cui ci stiamo occupano è una delle principali perché interessò tutta la Sicilia eccetto il Sud-Est da Raina di Melilli nella costa ionica Siracusana poco sotto Augusta alla costa meridionale a Sud di Gela. Dentro anche Pantelleria, le Egadi e le Eolie. Centrata la costa trapanese meridionale a Torre dei Gesuiti, Campobello di Mazara, Santa Margherita del Belice, le Madonie e la periferia Sud di Mistretta, i Nebrodi, Tripi, la costa ionica di Mili Marina, subito a Sud di Messina. Mg e durata massima sulla costa ionica a Sud di Messina presso Milli Marina: mg 1,052 e 3m, 22s. Ciclo Saros 69

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