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Sicilia: tra storia ed eclissi solari totali,dal XVI al XVII sec d. C. [29°]

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[Fonte: wikipedia.org]
Palazzo reale di Messina costruito a fine 500 e distrutto dal sisma del 1783

 di Luca Rao, teosat@libero.it                            

                  29° puntata

1605 SICILIA (ECCETTO PARTE DEL SUD-EST E TRATTO COSTA SUD), EGADI, USTICA, EOLIE

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[Fonte: imgec.trivago.com]

Chiesa del Gesù o Casa Professa a Palermo


STORIA


34) La nuova ES piombò sull\’isola 66 anni dopo l\’ultima del XVI secolo e fu una delle più importanti della nostra serie storica, stiamo parlando della totalità del 12 ottobre 1605.
Nel 1542 un violento sisma di circa 6,6° Richter con epicentro nel Sud-Est, forse tra le zone di Lentini, Siracusa e Buscemi, fu avvertito da Malta alla Calabria. I morti furono circa due centinaia, devastati soprattutto gli Iblei Melilli, Sortino, Grammichele e altri piccoli villaggi, danni molto gravi a Siracusa Mineo Vizzini, Licodia Eubea e Lentini e crolli anche a Catania Noto, Caltagirone Militello e Augusta. Il precedente capitolo abbiamo chiuso con la nuova ripresa economica dell’isola; in particolare nella seconda metà del ‘500 ci fu pure un aumento della produzione di olive anche perché crebbe la domanda di olio a causa della minore disponibilità di grassi animali causata dal disboscamento del bosco siciliano per fare posto alla coltivazione di cereali, disboscamento che diminuì il numero di allevamenti di suini. Questo fenomeno si registrò soprattutto nel Val Demone e nel palermitano e successivamente nelle zone di Sud-Est mentre nella zona di Trapani l\’olivicoltura era praticamente assente. Se si esclude la produzione di seta a Messina non riuscì a decollare l’attività manifatturiera tanto che una delle principali voci dell’import isolano era costituito dai panni di lana con quelli inglesi che nella seconda metà del ‘500 facevano la parte del leone (58,4% del totale), superando quelli spagnoli (22,6%), Altre voci dell’import erano i mobili e i quadri delle Fiandre, il vetro di Venezia ma in questa voce figuravano anche ceramiche, sapone, carta, armi, e materie prime delle colonie spagnole come lo stagno, il ferro o il legname Il commercio estero del regno era in mano ai genovesi, i catalani e i veneziani ed erano così ricchi che controllavano anche la produzione anticipando il soldi ai produttori agricoli. In questo modo l’economia della Sicilia era in buona parte dipendente dagli stranieri molti dei quali finì per risiedere definitivamente nell’isola. Del resto pure i trasporti a lunga distanza erano in mano a flotte di genovesi anche perché la deforestazione dell’isola per fare posto alla produzione granaria aveva indebolito la cantieristica che di fatto resisteva solo a Palermo Ma a livello geografico la crescita economica si era realizzato in modo diseguale favorendo di più. Il Val di Mazara poco abitato e con vaste aree non coltivate tanto che se nel 1505 il Val di Noto con il 38,9% della ricchezza regionale era al primo posto, al secondo con il 38,7% il Val di Mazara , terzo il Val Demone (esclusa Messina) con il 22,4%, nel 1548 al primo posto troviamo il Val di Mazara con il 42, il Val di Noto, al 36,1%, il Val Demone al 21,9%. Sempre a metà secolo la città più ricca era Trapani poi veniva Siracusa, quindi Catania Ma tra le classi sociali la crescita economica di quella prima metà del ‘500 aveva aumentato le diseguaglianze favorendo le classi storicamente già ricche oltre a quelle dei gabelloti e coloro che si arricchirono con i commerci mentre i lavoratori diretti della terra e in genere i salariati videro diminuire il loro potere di acquisto perché se è vero che era più facile lavorare allo stesso tempo l’aumento della popolazione aveva rallentato e quindi bloccato la crescita salariale (registrata nel secolo precedente) mentre il prezzo del grano saliva intorno al 50% In realtà la situazione di questi ceti peggiorò ulteriormente a fine XVI secolo aumentando le discriminazioni sociali. Nella prima metà del ‘500 era aumentata di un terzo la popolazione siciliana ma questa era cresciuta soprattutto nella grandi città, Palermo, Messina e Catania, non tanto per l’aumento dei nati quando per una maggiore immigrazione non solo dei mercanti stranieri ma anche e soprattutto dei contadini dalle campagne che seguivano le grandi famiglie terriere delle zone interne che si trasferivano nelle città in particolare Palermo per essere sede vicereale e Messina che era il principale centro manifatturiero, soprattutto tessile, e commerciale isolano. Negli anni 40 l\’isola era sotto il dominio del potente Carlo V che tentava di attenuare la morsa soffocante della reazione cattolica. Nel frattempo anche la natura di una regione instabile rendeva ancora più difficile la vita del popolo siciliano perché tre anni dopo l\’ultima ES, esattamente nel 1542, un violento terremoto di 6,6° della scala Richter con epicentro nelle zone interne del siracusano causò numerosi morti devastando paesi come Melilli, Occhiolà, Lentini e Sortino. Ma come abbiamo visto i pericoli venivano anche dal mare; infatti se le opere di difesa antibarbaresche volute da Carlo lungo le coste isolane migliorarono un po\’ la situazione rimase il bubbone corsaro e piratesco (ricordiamo che anche se le azioni e i danni provocati erano gli stessi la differenza tra corsaro e pirata era che mentre il primo si poneva al servizio di uno stato dividendo gli utili dei saccheggi e ottenendo sia lo status di combattente sia,  sulle sue navi, la bandiera del paese alleato che l\’autorizzava a rapinare solo le flotte dei paesi nemici il pirata invece era colui che si metteva in proprio senza nessuna autorizzazione da parte di nessuno stato) tant\’è che ad esempio nei primi anni 40 il corsaro saraceno Khayr al-Din o Ariadeno "Barbarossa" nonché ammiraglio della flotta ottomana ma anche alleato con la Francia nemica della Spagna attaccò le isole Eolie, che dai Normanni in poi avevano goduto di notevole prosperità e molti privilegi, e dopo un terribile saccheggio e l\’incendio dei villaggi deportò come schiavi gran parte degli abitanti. Dopo a quei terribili fatti il sovrano iberico provvide a riedificare i centri distrutti e ripopolare quelle isole con immigrati spagnoli e campani. Intanto in quel periodo per quanto riguarda la politica interna alla Sicilia sempre Carlo cercò d\’introdurre alcune novità; nel \’48, sotto il viceré Juan de Vega,  fu fondata l\’Università degli studi di Messina che così si aggiunse a quella catanese ma con cui sorsero una serie infinita di dissidi causa loro rivalità. L\’evento fu conseguenza della contestuale creazione, sempre nella città dello stretto, da parte del fondatore della Compagnia di Gesù Ignazio de Loyola della prima provincia gesuita del mondo (infatti la stessa Università fu il primo collegio gesuita) che servì come modello ad altre e ciò fu possibile perché De Vega e sua moglie conoscendo direttamente il Loyola lo convinsero a fondare le prime scuole gesuite proprio sull\’isola; con il passare del tempo gli istituti scolastici gesuiti non ebbero più concorrenti. Del resto nella nostra regione la Compagnia di Gesù s\’insediò prima che in qualunque altro paese europeo, eccetto la Spagna, assumendo un ruolo di primissimo piano nella controriforma cattolica (nella prima metà del \’500 c\’era stata la Rivoluzione Protestante e la Chiesa Cattolica aveva risposto con una sua riforma promossa dal Concilio di Trento che però restava rigida sul pianto dogmatico e sociale) ma anche nella promozione degli studi e la fondazione di numerosi collegi nonché palazzi e chiese come Casa Professa a Palermo la cui costruzione iniziò nel 1590. Di questo secolo sono, sempre a Palermo, anche Palazzo Bordonaro e la Fontana Pretoria che pur realizzata nel 1554 nel capoluogo toscano dallo scultore fiorentino Camilliani fu trasferita nella capitale siciliana nel 1581. Proprio in quegli anni, siamo nel 1551, de Vega fonda la città di Carlentini per proteggere gli abitanti di Lentini dalle incursioni barbaresche. A proposito della nascita di nuovi centri nel precedente capito ci siamo occupati della fondazione di villaggi da parte delle popolazioni provenienti dal Sud-Est Europa e in particolare quelle albanesi; in effetti le conseguenze urbane di questa nuova immigrazione fu così importante che tra gli inizi del \’500 e i primi anni \’80 di quello stesso secolo su sedici centri nuovi ben sei sorsero per immigrazione albanese ma se nel catanese e in generale nelle zone est dell\’isola i paesi nati da popolazioni immigrate furono pochi, scarsamente organizzati e gli immigrati stessi finirono per essere assimilati dai nativi al contrario quelli nati ad Ovest e in particolare nel palermitano furono più numerosi e meglio organizzati anche perché qui insieme a quelle nuove genti arrivavano i loro capi religiosi e politici. Intanto negli anni \’50 fallì il tentativo di conquista militare del regno meridionale da parte della Francia di Enrico II alleata con i turchi. In quello stesso periodo l\’Imperatore Asburgico decise di separare la corona spagnola, con annessi territori dipendenti, tra cui la Sicilia, da quella del Sacro Romano Impero e così nel 1554, quattro anni prima di morire, Carlo cedette insieme alla Spagna e i suoi domini americani il regno dell\’Italia meridionale (oltre al Ducato di Milano e altri territorio europei)  al figlio Filippo II, con il titolo di I in Sicilia e Napoli, che due anni dopo sarebbe diventato anche re della Penisola Iberica allora unificata. Ma in realtà il sovrano concesse quei territori al figlio perché questi quello stesso anno aveva sposato la regina d\’Inghilterra Maria I la "Cattolica" divenendo così anche re di quel paese (ma si aprì un contenzioso con il Parlamento di Londra e il popolo inglese che non erano disposti ad accettare i diritti di un sovrano straniero su quel regno). Dunque la Sicilia insieme agli altri territori italiani sotto gli spagnoli furono associati al regno d\’Inghilterra divenendo dipendenza di questo Paese tant\’è che la stessa Siracusa e altre città della Camera reginale divennero patrimonio dotale della moglie di Filippo ma questa situazione non era destinata a durare a lungo perché nel \’58 morì Maria e Filippo perse il titolo di re inglese facendo cessare quel momentaneo legame tra Inghilterra e Sicilia. Nei decenni in cui regnarono Carlo e Filippo la Sicilia, che continuava ad essere attaccata frequentemente dalle navi pirata turche e di corsari barbareschi (che partivano cioè dalle basi berbere del Nord-Africa), vide sorgere imponenti opere di fortificazione in molti centri marittimi che di fatto "militarizzarono" l\’isola. Nel 1551 una potente flotta di Carlo guidata dall\’ammiraglio genovese Andrea Doria conquistò la città tunisina di Mekdia, l\’odierna Mahdia, che era diventata il quartiere generale del corsaro Dragùt (a Palermo furono inviati 10 mila prigionieri turchi e mori) ma questi quello stesso anno strappò Tunisi agli spagnoli. Del resto al ritorno dalla battaglia del \’51 gli uomini della flotta spagnola furono costretti a riparare a Lampedusa decidendo però di stabilirsi definitivamente sull\’isola ma quella scelta fu esiziale per i loro destini perché nel \’53 Dragùt attaccò la piccola isola catturando e rendendo schiavi una buona parte della popolazione tra cui gli stessi ex militari spagnoli e così per evitare un nuovo evento come quello alla fine degli anni \’50 sulla piccola isola fu costruita una grande fortezza con torri di avvistamento. Del resto proprio tra gli anni \’50 e \’60 i capi corsari islamici cominciarono sempre più spesso a muoversi all\’unisono aumentando il numero di attacchi marittimi a danno della Sicilia e le altre isole del mediterranee con migliaia di persone trucidate o ridotte in schiavitù, ad esempio Pantelleria subì violenti saccheggi e distruzioni nel 1550, 1553 e 1556 (in quest\’ultimo anno una colata lavica etnea arrivò su Linguaglossa). Anche nell\’ottica della politica espansionistica spagnola era necessaria una nuova massiccia spedizione contro le coste africane e così nel 1560, sotto il volere del viceré Juan de la Cerda, partirono dalla Sicilia e da Malta delle flotte militari alleate (spagnole, di diversi stati italiani e tedesche) contro Tunisi che però furono duramente sconfitte dai turchi, le conseguenze per le popolazioni cristiane dei litorali italiani, compresa la Sicilia, furono tragiche perché la vittoria islamica aumento gli attacchi pirateschi e corsari. Ma l\’impero spagnolo non poteva sopportare a lungo quell\’affronto e così la rivincita arrivò alcuni anni dopo quando nel \’65 il viceré siciliano García Álvarez de Toledo organizzò nel porto di Messina le flotte congiunte spagnole, del regno di Sicilia e maltesi e a cui si sarebbero aggiunte navi di altri paesi europei e italiani per respingere un possente attacco di Istanbul (il nome nuovo della ex Costantinopoli cristiana) del sultano ottomano Solimano il Magnifico le cui navi stavano mettendo a ferro e fuoco Malta in uno dei più epici assedi navali della storia; fu una delle più grandi battaglie marine di quel periodo che costò decine di migliaia di morti, tra cui lo stesso Dragùt, danneggiò economicamente l\’impero Ottomano dando grande fiducia ai cristiani di tutta Europa. Ma il pericolo islamico servì anche da giustificazione per l\’alta imposizione fiscale, soprattutto durante il regno di Filippo, che pesò sui siciliani. Come abbiamo scritto precedentemente Carlo V  nel \’35 aveva sospeso per un decennio l\’attività dell\’Inquisizione ma i membri di quella congregazione avevano ben presto ripreso alacremente le funzioni dell\’organo giuridico e nel corso degli anni furono condannati, come del resto in molte altre zone d\’Italia e dell\’Europa cattolica, decine di "eretici" o presunti tale molti dei quali finirono al rogo. Tra il fuoco delle condanne la Sicilia perdeva per strada il suo riformismo iniziale, i principali nemici dell\’inquisizione siciliana furono ebrei e islamici ma una quota delle vittime fu anche di eretici protestanti che all\’inizio del \’500 iniziarono a fare proseliti in Europa se pur in Italia e in particolare sull\’isola non ebbero mai solidi legami con la società. A causa dell\’esperienza maturata precedentemente con giudei e mori la Sicilia fu la regione italiana, compresa quella romana, dove l\’attività degli inquisitori divenne più intensa. In realtà la sospensione dell\’attività inquisitoria tra la metà degli anni \’30 e \’40 aveva reso possibile l\’arrivo sull\’isola di molti riformisti religiosi italiani e di altre zone europee ma appena finito il periodo di sospensione gli inquisitori celebrarono numerosi autodafé che colpirono anche il movimento cristiano riformista calvinista evangelista dove in Sicilia si erano rifugiati in molti approfittando del periodo più "liberale". Ciò che l\’inquisizione spagnola riuscì a fare in Sicilia non riuscì a compiere nelle Fiandre che a differenza dell\’isola, sola in mezzo ad un mare, erano circondate da paesi come la Germania dove il protestantesimo stava facendo numerosi proseliti. Ma a partire dagli anni \’50 l\’organo inquisitore isolano si pose sempre più in aperta ostilità con gli apparati esecutivi e giudiziari del regno anche perché l\’iniziale ostilità baronale si era trasformata in adesione di convenienza quando Carlo, per evitare il sospetto che il tribunale fosse stato sospeso per eliminarlo definitivamente, lo aveva riformato  ampliandone le funzioni e i poteri e quindi rendendone ambita l\’appartenenza. Così la congregazione divenne una vera e propria rete parentale, quasi una società segreta di cui si sapeva poco, dove i baroni facevano a gara, anche per porsi al riparo dall\’inquisizione stessa, per farne parte. L\’isola delle tenebre inquisitorie ristagnava in molti settori e in quegli anni si aggravò il processo d\’impoverimento di quegli strati sociali cittadini che erano faticosamente cresciuti nei due secoli precedenti. Sotto il regno di Filippo per porre un limite allo strapotere dell\’inquisizione alcuni viceré siciliani come Juan de Vega e, a cavallo tra gli anno \’70 e \’80, Marcantonio Colonna (forse morto avvelenato dagli stessi inquisitori siciliani) cercarono di riformarlo ma senza successo anche perché i membri dell\’inquisizione non erano sottoponibili alla giustizia ordinaria e anche se l\’inquisitore responsabile doveva comunicare al viceré l\’elenco degli appartenenti era un\’operazione che di fatto non faceva quasi mai con la scusa della segretezza. In effetti l\’inquisizione siciliana anche se non era un organo isolano ma dipendeva da quella generale spagnola di fatto godeva di una forte autonomia così il governo che voleva procedere a delle riforme doveva comunicare con l\’inquisitore generale di Palermo, operazione che non era per nulla semplice tanto che il conflitto di attribuzione tra Stato e inquisitori si protrasse anche dopo il De Vega. Piccola parentesi demografica; considerando il periodo che va dall\’inizio del \’500 all\’Unità d\’Italia del 1861 questi primi anni 70 del XVI secolo con un aumento medio annuo della popolazione intorno all\’1% registreranno il maggiore incremento della popolazione mentre nei censimenti del 1583, quando l\’isola contava 1 milione 21 mila "anime", e del 1593 si avrà un calo del tasso di crescita e quindi una vera e propria diminuzione del numero di siciliani a causa della pestilenza del 1576-77 e della carestia ed epidemia del 1591-92. Ma torniamo alle questioni politiche interne di cui stavamo parlando; per anni la situazione non mutò anche perché i successivi viceré di De Vega e che precedettero il Colonna, Giovanni Lacerda, Garcia di Toledo, Francesco Ferdinando d\’Avalos e Carlo d\’Aragona e Tagliavia (quest\’ultimo governò l\’isola per il periodo più lungo di un qualunque viceré, tra il \’71 e il \’77, tanto da essere nominato "Magnus Siculus")  non avevano la stessa impostazione laica del De Vega. Del resto il padre di Carlo d\’Aragona, Giovanni di Terranova era stato un esempio da non prendere in considerazione, anche lui era stato viceré isolano ma per avere osato contrastare l\’inquisizione siciliana fu costretto a fare pubblica penitenza. Ma nell\’80 il Colonna era riuscito a fare firmare un atto, la "Concordia", che ridimensionava l\’inquisizione palermitana. Ma il viceré si occupò anche di altre riforme e nell\’83 divise il Regno di Sicilia, sempre sul modello iberico, in 42 "comarche"; era una suddivisione territoriale di tipo fiscale che includeva più comuni di una medesima provincia o, nel caso della Sicilia, valle e ogni città capoluogo della comarchia era sede del "secreto", un funzionario reale che aveva il compito di riscuotere i tributi e fare, sempre per motivi fiscali, il censimento della popolazione (le comarche saranno abrogate insieme ai valli nella futura riforma costituzionale del 1812). Ma torniamo alla Concordia; grazie a quell\’atto quando nel 1592 la Spagna nominò come vice del re  lo spagnolo Arrigo de Guzman questi poté riprendere la legge del suo illustre predecessore riuscendo ad operare una più incisiva riforma con la seconda Concordia del \’97 la quale riprendendo i modelli voluti dal De Vega e il Colonna e rifacendosi alla riforma inquisitoria avvenuta in Spagna ridimensionò il numero e il potere dei membri dell\’organo inquisitore sottoponendo i suoi giudizi al vaglio  governativo e, soprattutto,  vietando che i nobili membri del Parlamento e/o con titoli (baroni, duchi, conti etc etc…) fossero anche familiari o membri dell\’Inquisizione e inoltre se volevano farne parte dovevano rinunciarci divenendo semplici sudditi. In più la concordia prevedeva che gli appartenenti a quel tribunale perdessero tutte le prerogative economiche e i privilegi che gravavano sull\’amministrazione dello Stato ridefinendo entro un ambito ristretto le materie in cui poteva operare quella istituzione. In questo modo anche in Sicilia si pose un limite allo strapotere della Chiesa che tentava di soffocare la cultura e il progresso scientifico del periodo; del resto nei primi anni del \’600 si consumeranno le condanne contro uomini di scienza come Giordano Bruno e Galileo Galilei e anche in Sicilia ci furono molti intellettuali colpiti dagli anatemi clericali inquisitori. Nel 1598 moriva il re Filippo II (la maggior parte delle torri antipiratesche dell\’isola erano state costruite sotto il suo regno) e al suo posto saliva al trono il figlio Filippo III (II nell\’Italia meridionale), con il XVII secolo si chiudeva il periodo durante il quale la Spagna era giunta all\’apice di prima potenza mondiale e del resto alcuni anni prima, ne 1571, dal porto di Messina aveva preso il largo la flotta cristiana che sconfisse i turchi nella "Battaglia di Lepanto" rafforzando il potere mediterraneo dello stato iberico. Inoltre come abbiamo già visto in questi anni partirono dall\’isola diverse spedizioni contro i mussulmani che se da un lato non erano riuscite a conquistare le coste Nord-africane dall\’altro avevano certamente indebolito gli stati islamici costieri. Da non dimenticare che agli inizi degli anni \’80 vi fu l\’unione della corona di Spagna e Portogallo (unione che durerà fino al 1640) per cui alla Spagna andarono anche i domini di Lisbona; tra quelli spagnoli e portoghesi più i territori tenuti direttamente Madrid controllava oltre a diverse zone europee anche le Canarie e le Azzorre vasti territori dagli attuali USA alla odierna Argentina settentrionale passando per i Caraibi, diverse isole del Continente Nero e della Penisola Arabica lungo il Golfo Persico, dei tratti costieri e numerose fortezze sempre sulle coste dell\’Africa e dell\’India, i futuri Sry Lanka e Filippine, alcune isole del Sud-Est asiatico e dell\’Oceania La Sicilia che non aveva guadagnato molto dal dominio asburgico aveva però visto crescere a danno della già scarsa borghesia il potere della grande aristocrazia che aveva natura sempre più urbana e che si arricchiva, nonostante il monopolio del commercio granaio da parte della Spagna, grazie all\’espansione del mercato mondiale e l\’aumento dei prezzi. Di fatto questa aristocrazia isolana che sfruttava il buon andamento dei prezzi ma che non aveva capacità di innovazione  e che spesso viveva nel lusso aveva visto aumentare i suoi privilegi senza però ottenere molto in senso politico visto che il centro del potere restava ben saldo nelle mani di Madrid. In realtà ad arricchirsi erano solo i grandi latifondisti; nel corso del \’500 con la scoperta dell\’America ci fu la rivoluzione dei prezzi e in molte zone europee una enorme crescita del mercato dei consumi grazie all\’aumento della popolazione e la nascita di nuove abitudini alimentari, così alla fine di quel secolo si ebbe una rivoluzione del mercato cerealicolo che divenne anche mercato finanziario in quanto i grandi produttori agricoli, compresi quelli siciliani, facevano pure i procacciatori del commercio cerealicolo prima di effettuarne la raccolta. I piccoli feudatari che non avevano le risorse sufficienti per queste operazioni e soprattutto che venivano divorati dall\’aumento dei prezzi dei prodotti non agricoli iniziarono a impoverirsi al contrario delle grandi famiglie aristocratiche rurali le quali pur avendo il centro delle loro ricchezze nelle campagne non vivevano nel castello fuori dai centri abitati ma in grandi palazzi nelle città dove partecipavano alla loro vita politica nonostante quei limiti legislativi che in teoria li avrebbe dovuto tenere fuori dalla gestione amministrativa. Fu proprio nei principali centri urbani che si allargò un vasto sottoproletariato misero e ignorante vessato da un\’aristocrazia sfarzosa e con una mentalità feudale. Del resto durante il XVI secolo si registrò anche un deciso aumento della popolazione della Sicilia soprattutto nelle grandi città con le campagne che spesso venivano abbandonate, a metà del primo decennio del \’600 la popolazione siciliana salì a quasi 1 milione e 100 mila ossia quasi raddoppiata rispetto ai 550-600 mila di inizio \’500. Da qui l\’esigenza di programmazione urbanistica delle zone agricole per aumentare, anche a causa dell\’aumento della domanda estera, la produzione alimentare siciliana; infatti i grandi proprietari terrieri, a causa dei loro privilegi che in ogni caso li garantivano, non avvertivano la necessità di essere più concorrenziali e di conseguenza non introducevano nuovi sistemi di coltivazione agricola per permettere all\’isola di restare terra del grano. In Sicilia senza l\’aumento della produttività dei terreni e quindi la mancata affermazione di un\’agricoltura più moderna e intensiva come stava avvenendo in altre aree dell\’Europa occidentale nasceva il bisogno di accrescere le aree coltivabili estendendo ulteriormente i grandi latifondi. Nonostante questa situazione di crisi continuarono su tutta l\’isola le opere di ammodernamento del tessuto urbano e la costruzione di chiese: ad esempio a Palermo nel 1567 presero avvio i lavori per la costruzione del Cassaro o Corso Vittorio Emanuele (su un antico percorso fenicio e arabo) e a fine secolo quelli per via Maqueda mentre nel \’98 fu posta la prima pietra della cattedrale di Acireale.


ASTRONOMIA

La totalità del 1605 prese piede sulla parte centrale dell\’isola canadese di Baffin e cessò sull\’Iran settentrionale non lontano dalle coste del Mar Caspio. Durata massima sulla Francia meridionale vicino i Pirenei: 2m e 43s. Abbiamo scritto che questa ES fu una delle principali dello nostra serie e infatti oscurò il sole su quasi tutta la Sicilia eccetto un piccolo tratto costiero agrigentino da Punta Bianca all\’area più occidentale del Golfo di Gela (subito ad Est di Licata)  nonché la parte più meridionale della Sicilia Sud-Orientale dalla costa ragusana di Marina di Acate a quella siracusana di Rovereto con confine Nord nella parte meridionale di Ragusa. Inglobate anche le Egadi, Ustica e le Eolie eccetto Stromboli e Strombolicchio. Centrati Cefalù, Sant\’Ambrogio, Cesar&ograograve;, le Madonie occidentali e i Nebrodi orientali, la sommità dell\’Etna a quasi 3200 metri (fu l\’eclissi che prese meglio il vulcano), Rinazzo, Milo, Macchia, Giarre-Trepunti, Archi e Torre Archirafi. Mg e massima durata  sopra la costa palermitana di Capo Gallo che chiude Mondello a Nord-Ovest: mg 1,033 e 2m e 33s. Ciclo Saros 137


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Per un maggiore dettaglio:

http://xjubier.free.fr/en/site_pages/solar_eclipses/xSE_GoogleMapFull.php?Ecl=+16051012&Acc=2&Umb=1&Lmt=1&Mag=0

Per leggere tutti gli altri articoli sulle eclissi solari siciliane:
http://www.meteosicilia.it/it/modules.php?name=News&file=article&sid=147

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